Fino a non molti anni or sono il paziente si recava da un proctologo ad esempio per proctorragia, uno dei sintomi più frequenti. Alla visita venivano riscontrate quasi sempre le emorroidi. Il paziente veniva spesso sottoposto ad un intervento qualche anno fa demolitivo quale era quello dell’emorroidectomia tradizionale.
Il paziente poteva altrimenti recarsi dal proctologo per dolore perianale. Alla visita poteva essere riscontrata una ragade perianale . Il paziente veniva quindi irrimediabilmente sottoposto all’intervento chirurgico in anestesia generale o spinale. Spesso non venivano considerati altri sintomi ed eventuali patologie quali quelle relative ad esempio alla sindrome da defecazione ostruita caratterizzata sostanzialmente dalla difficoltà alla defecazione che talvolta può essere ottenuta solo con manovre manuali o digitazione. Spesso i pazienti non ne parlavano sia solo per vergogna. I pazienti rischiavano quindi di essere trattati inevitabilmente per le emorroidi, che potevano rappresentare solo una patologia associata che non necessitava di trattamento chirurgico. Attualmente l’approccio chirurgico all’emorroidi prolassanti, sanguinanti o infiammate, più comunemente adottato nei centri dedicati, è caratterizzato dall’intervento di anopessi sec. Longo.
Quest’ultimo, nella maggior parte dei casi, comporta un decorso postoperatorio ben diverso rispetto a quello delle emorroidectomie tradizionali: meno dolore e un più rapido ritorno all’attività lavorativa. L’obbiettivo dell’intervento non è più quello di asportare le emorroidi, ma di riposizionarle nella sede anatomica e cioè all’interno del canale anale. Sembra che così facendo si riducano in modo significativo i sintomi del prolasso emorroidario: il sanguinamento e il dolore. Per quanto riguarda la ragade perianale, altra patologia proctologica molto frequente, molto spesso il trattamento non è più chirurgico come fino a pochi anni fa in quanto può essere curata con particolari pomate applicate localmente. L‘approccio alla defecazione ostruita richiede invece più impegno dal punto di vista diagnostico e terapeutico in quanto può essere medico e/o riabilitativo e/o chirurgico. La diagnosi spesso a tuttoggi deve essere fatta con un anamnesi approfondita ponendo alla paziente (i pazienti sono spesso di sesso femminile) domande precise esplorando talvolta problematiche sottovalutate dalle pazienti stesse o non riferite sia pure per vergogna.
Le pazienti potrebbero ad esempio riferire che eseguono evacuazioni assistite da manovre manuali o semplicemente di dover sostare in toilette ponzando. Alla visita potrà essere riscontrato un prolasso rettale interno e/o un rettocele oltre eventualmente all’emorroidi.
Ecco come, qualora il trattamento considerato sia quello chirurgico, sarà persino dannoso se si dovesse procedere all’emorroidectomia: la paziente continuerà a riferire gli stessi disturbi anche dopo l’intervento. Il trattamento della defecazione ostruita attualmente consiste nella resezione del retto a tutto spessore con due suturatrici meccaniche circolari o più recentemente una suturatrice semicircolare. E’ un intervento di chirurgia maggiore che però può essere eseguito con ricovero breve. In mani esperte l’intervento non comporta particolari disturbi nel periodo postoperatorio e la paziente può ritornare rapidamente all’attività lavorativa. La paziente è quasi sempre soddisfatta del risultato.
La complicanza più frequente, che è l’emorragia, può però talvolta richiedere il reintervento chirurgico per eseguire l’emostasi. E’ quindi un intervento non ancora ben codificato in letteratura ma che, per i risultati soddisfacenti finora ottenuti, si presenta promettente.
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