Le linee guida GINA (Global Initiative for Asthma) per il trattamento dell’asma bronchiale di grado lieve/moderato (definito tale sulla base di valori spirometrici nonché sulla presenza di sintomi notturni e/o sintomi quotidiani che limitano l’attività), raccomandano una terapia a gradini, fino al raggiungimento del controllo della malattia e successivamente, una terapia di mantenimento a minore dosaggio possibile.

Tali raccomandazioni spesso però non trovano riscontro nella pratica clinica; infatti, un elevato numero di pazienti che giunge all’osservazione specialistica attua una terapia quotidiana e continua (anche per anni!!!), talvolta non appropriata, esagerata nelle dosi e nei tempi e senza un controllo medico periodico.

Obiettivi della terapia dell’asma bronchiale sono:

• Controllo dei sintomi

• Mantenimento di una normale attività, inclusa l’attività sportiva

• Mantenimento di una normale funzione polmonare

• Prevenzione dell’esacerbazione asmatica

• Riduzione al minimo degli effetti avversi e collaterali dei farmaci

• Prevenzione della mortalità

Negli ultimi anni, in letteratura medica internazionale sono stati pubblicati numerosi studi sulla terapia dell’asma bronchiale di grado lieve/moderato, sull’utilità e soprattutto sui dosaggi dei cortisonici inalatori, e sull’eventuale associazione con beta2 agonisti.

E’ ampiamente riconosciuto che i cortisonici inalatori sono il cardine della terapia asmatica e sono la soluzione terapeutica più spesso utilizzata dagli specialisti pneumologi ed allergologi. Molto invece si discute circa le differenze tra i vari cortisonici e le rispettive associazioni con beta2 agonisti, sulle dosi e sulle somministrazioni di questi farmaci da prescrivere al paziente.

Sicuramente sull’argomento verte un enorme problema di conflitto d’interessi (Società Scientifiche ed Aziende Farmaceutiche in primis); in aggiunta a ciò le Linee Guida non prendono in considerazione la complessità della malattia asmatica, le differenti espressioni genotipiche e fenotipiche della malattia, nonché la comorbidità che spesso si riscontra nei pazienti, specie negli over 55.

In diversi studi si è rilevato che in pazienti con controllo della malattia asmatica, un programma terapeutico con somministrazione di basse dosi di corticosteroidi associato o meno a beta2 agonisti inalatori, ha mostrato gli stessi risultati (in relazione alla riduzione dei sintomi e alle riacutizzazioni della malattia asmatica), di un programma terapeutico con somministrazione degli stessi farmaci ad alte dosi, sia nel breve che nel medio termine. Tali studi sono ancora in corso per la valutazione degli effetti di tale schema terapeutico nelle terapie a lungo termine (superiore ai 5 anni).

Altri studi hanno evidenziato inoltre che gli stessi inalatori a basse dosi, somministrati in associazione o meno, non mostrano maggiore efficacia se praticati quotidianamente o con somministrazioni intermittenti (due volte alla settimana).

Tutto ciò, in termini pratici, si tradurrebbe in una importante e significativa riduzione della medicalizzazione dei pazienti (in un anno si ridurrebbe del 55-60% il carico farmacologico di un paziente asmatico), con un miglioramento evidente della qualità di vita e senza un peggioramento dei sintomi e della malattia (come da Linee Guida).

A ciò si aggiungerebbe inoltre un forte risparmio per il Servizio Sanitario Nazionale (nel 2008 in Italia sono stati spesi oltre 650 milioni di Euro per corticosteroidi inalatori e beta2 agonisti).

Attenzione quindi, il controllo della malattia asmatica non coincide sempre con la migliore terapia auspicabile!

Spesso le dosi ed il numero delle somministrazioni degli inalatori sono eccessivi e, in considerazione degli importanti effetti collaterali dei farmaci, è sempre opportuna una valutazione medica specialistica.

Fonti: Pediatrics, Chest, Clinical Trials, Blood Institute, New England Journal of Medicine, Allergy, National Heart Lung.