Non è dall’altro ieri ma da molto più tempo che osservatori attenti delle dinamiche del comportamento umano analizzano, a beneficio di chi nel frattempo è impegnato a mettere insieme il pranzo con la cena, come l’umana femmina si sceglie con chi concepire. Nel passato il problema non si poneva poiché la donna era una proprietà non dissimile dalla terra e dal bestiame ergo oggetto di scambio senza beneficio di parere. I tempi e i costumi, come si sa, sono cambiati e ora la femmina fa più o meno quello che gli pare, tra cui lo scegliersi il marito. Da qui l’esigenza, prettamente maschile, di scoprire quali parametri usa.

L’osservazione degli animali fornisce alcune leggi generali: le femmine scelgono i leader del branco perché sono più grossi e più forti quindi assicurano la posizione nella gerarchia nonché l’accesso al cibo che poi è la condizione per poter procreare. L’osservazione comparata con la specie umana (attuale) dimostra facilmente che la prestanza fisica ha perso di importanza a vantaggio di potere e ricchezza, beni in grado di sostituire egregiamente la prima. Altra osservazione non secondaria è che gli animali si accoppiano solo per procreare mentre la donna, da sempre, si ingegna ad accoppiarsi anche senza procreare, sfruttando una delle caratteristiche basilari della specie umana: la domanda di accoppiamento ha sempre superato l’offerta.

In questo contesto non pare azzardato affermare che il maschio è sempre in caccia e la femmina decide se, quando e con chi. Il confine tra accoppiarsi e procreare si è dilatato, quindi, ma le regole di ingaggio, alla fine, rimangono più o meno sempre le stesse.

Da tempo è noto come, e vale per entrambi i sessi, la simmetria del corpo sia un fattore attraente per l’attenzione che, poi, si sposta sui caratteri sessuali secondari. Se si andasse ancora in giro per l’Eden, in costume adamitico, lo scambio di sguardi maschi-femmine farebbe un giro veloce su bacino e torace alla verifica degli attrezzi adatti alla procreazione per poi andare sul viso. L’interazione femmina-maschio si fermerebbe velocemente sul sottopancia per poi andare verificare il resto. Per un noto errore di valutazione (femminile, sembra), al tempo di Adamo l’Eden fu abolito e sostituito dal mondo attuale coi suoi noti pregi e difetti. I vestiti, per esempio, impediscono la scrupolosa valutazione dei bei tempi andati per dare, peraltro, utili informazioni  ma solo sul reddito.

Mentre nel passato si comunicava solo a portata di voce e quindi di vista, i tempi moderni ci hanno regalato la radio e il telefono per cui le caratteristiche della voce hanno assunto più importanza di quanto ne avessero in precedenza. Nell’uomo, timbro e profondità sono caratteristiche associate alla mascolinità.

Ad un gruppo di ricercatori di Crawley, Australia, formato eterogeneamente da psicologi e zoologi, è venuta l’idea di chiedersi se la profondità della voce era un parametro correlato, oltre che alle caratteristiche della laringe e al testosterone, anche ai parametri seminali, ovvero alla quantità e qualità degli spermatozoi. L’ipotesi era, in sostanza, verificare che si potesse scegliere al telefono il compagno con cui procreare.

L’idea era abbastanza bislacca per cui, prudentemente, il titolo del lavoro pubblicato su Plos, una rivista online, era corredato di punto interrogativo finale. Hanno misurato la voce e hanno misurato gli spermatozoi con un protocollo decentemente messo a punto disponendo però di un gruppo omogeneo troppo piccolo (solo 54 maschietti) che rende i risultati ottenuti non rappresentativi se non forzando l’analisi statistica. Onestamente, concludono la pubblicazione con le formule dubitative di rito tipo “sono necessari ulteriori studi” e sottolineano che la lievissima preponderanza di qualità degli spermatozoi in soggetti con voce un poco più squillante non è dirimente sull’ipotesi.

Tradotto in pratica: ci siamo divertiti ma non abbiamo concluso niente. Pensare che, se avessero chiesto ad un andrologo un parere preventivo sull’ipotesi, egli, ben sapendo quanto,  per sua natura, è fluttuante il contenuto di spermatozoi anche di un solo maschio sanissimo, avrebbe predetto il risultato facendogli risparmiare un sacco di tempo.

 

http://www.plosone.org/article/info%3Adoi%2F10.1371%2Fjournal.pone.0029271