La vagina è variabile, ma non tantissimo. La normale reazione alla lettura di una affermazione del genere, dopo un nanosecondo di curiosità, è: - sai che novità! -.

Ricercatori di Philadelphia hanno tuttavia speso parecchio del loro tempo a misurare vagine in un nutrito gruppo di volontarie con il beneplacito, persino, del comitato etico dell’University of Pennsylvania Medical Center e ciò al fine di stabilire una volta per tutte le dimensioni dell’indagata.

In effetti, fanno notare i ricercatori nell’introduzione al lavoro pubblicato su Human Reproduction, in tutti i metri cubi di letteratura (scientifica) disponibili non era mai stata fatta una disamina millimetrica con metodo non invasivo. Hanno perciò utilizzato la RMN sostenendo, molto probabilmente a ragione, che essendo organo molto elastico la misurazione col doppio decimetro si prestava a marchiani errori.

La cosa non ha assolutamente nulla di morboso, anzi: la valutazione delle dimensioni vaginali è funzionale allo studio dello spread.

Prima che il pensiero del lettore corra verso il famigerato termine bancario, ricordo che “spread” significa “diffusione”, nella fattispecie di gel e di quanto altro l’industria farmaceutica produca ed atto ad essere colà inserito per qualsivoglia motivo.

Ecco spiegato il perché dello studio che segue altri nei quali i ricercatori misuravano quanto liquido o gel si disperdesse inutilmente dopo l’introduzione.

Ebbene, dai dati pubblicati, si evince che la Vagina (sono state studiate donne tra i 18 e i 45 anni con ciclo regolare, PAP test negativo e non gravide per uso di anticoncezionale o astinenza) sia lunga, in media, dall’ingresso al collo dell’utero, 62,7 millimetri.

Il valore minimo è stato stabilito a 40,8 e il massimo a 95,0 , sempre millimetri.

Poi seguono i dati sulla larghezza dell’orificio la cui media è 26,1 ma può arrivare a 37,0.

Sul fondo si allarga essendo la larghezza 41,9. Molte variabili sono indotte dall’età e dal numero di gravidanze seguite da parto, come è ovvio che sia.

I produttori di cremine vaginali sono serviti. La variabilità spiega quindi perché buona parte di queste fuoriescano dopo l’applicazione. Ciò è molto scientifico e spiega anche perché alcune donne, dopo un rapporto coniugale a fine procreativo, trattengano o perdano molto dello sperma introdotto arrovellandosi sul significato riproduttivo di tale fenomeno che, per inciso, è zero.

 

Fonte: http://humrep.oxfordjournals.org/content/25/2/295.long