L'alessitimia è un costrutto teorico che descrive un insieme di deficit della capacità di elaborare le emozioni da un punto di vista cognitivo. Tra le principali caratteristiche dell’alessitimia sono state indicate:

  • la difficoltà nell’identificare le emozioni e nel distinguerle dagli stati somatici che si accompagnano all’attivazione emotiva;
  • la difficoltà nel descrivere agli altri le proprie emozioni;
  • la presenza di processi immaginativi coartati, con scarsa vita fantasmatica;
  • uno stile cognitivo pragmatico, orientato prevalentemente all'esterno.

Il costrutto dell’alessitimia è stato introdotto nei primi anni ‘70 da Nemiah e Sifneos in base all’osservazione sistematica di soggetti affetti da malattie psicosomatiche classiche.

Le caratteristiche alessitimiche, inizialmente considerate patognomoniche dei disturbi psicosomatici, sono state messe in evidenza nella patologia somatica in genere e in numerose altre situazioni sia normali che patologiche, come in campioni provenienti dalla popolazione generale, nelle tossicodipendenze, nei disturbi alimentari, nei comportamenti sessuali a rischio. In soggetti altamente alessitimici sono stati riscontrati livelli inferiori di cellule NK  e peggiori parametri seminali maschili.

Nelle donne un più elevato livello di alessitimia è risultato correlato ad una minore frequenza di rapporti vaginali; precedenti studi hanno inoltre riscontrato un alto livello di alessitimia in soggetti con disfunzioni sessuali.

Il riscontro di una relazione tra disfunzione erettile e alessitimia rappresenta un’ulteriore conferma dell’importanza della componente emotiva nella sessualità, in particolare nella capacità di esperire e comunicare i propri stati emotivi. Inoltre la scarsa vita immaginativa caratterizzante il soggetto alessitimico potrebbe riflettersi in una carenza di fantasie sessuali, considerate centrali nella sessualità umana.