La legge 40/2004 è stata ormai smontata dalla Corte Costituzionale per quanto concerne l’eterologa, ma qualcosa di buono e di logico è rimasto, vale a dire la presenza nei Centri di Procreazione Assistita della figura dell’Andrologo accanto ai ginecologi e ai biologi che in essi operano.

Infatti la presenza di un professionista con competenze mediche, chirurgiche, endocrinologiche e, soprattutto, laboratoristiche, non può essere trascurata nell’ambito di un gruppo di lavoro che si occupi di procreazione assistita, in considerazione che il miglioramento della qualità della vita sessuale e riproduttiva del partner maschile torna utile, anche in presenza di parametri seminali apparentemente normali, al buon esito delle tecniche riproduttive, non solo in termini di gravidanze, ma anche nel ridurre drasticamente le perdite embrionarie.

L’infertilità maschile poi è sicuramente da annoverarsi tra le malattie sociali, in considerazione anche del fatto che la problematica riscontrata nel maschio investe psicologicamente anche la moglie e quindi i dati su esposti vengono inesorabilmente a raddoppiarsi.

Per meglio comprendere l’importante ed essenziale ruolo che l’andrologo svolge in un gruppo di riproduzione assistita bisogna porre le seguenti considerazioni:

1)      Anche in questo settore come in ogni altra patologia, è necessaria la prevenzione soprattutto nel periodo adolescenziale ed infantile. In questa epoca infatti patologie come per esempio il varicocele e il criptorchidismo possono dimostrarsi fattori causali di infertilità maschile. Lo stesso dicasi per le flogosi delle vie seminali che se non opportunamente curate possono portare a patologie riproduttive nel maschio.

2)      L’età matrimoniale della coppia si è innalzata molto oltre i 30 anni, sfiora addirittura i 40, per cui determinate cause esterne possono sicuramente influire negativamente per più tempo sulle gonadi (per esempio: inquinamento ambientale ed alimentare, estrogenizzazione delle carni, flogosi croniche da malattie sessualmente trasmissibili, ecc.).

3)      Oggi esistono test diagnostici in grado di stabilire con certezza la capacità fecondante di un liquido seminale, ne consegue che non è corretto etichettare un individuo come “sterile” sulla base di singole analisi, essendo le caratteristiche seminali estremamente variabili.

4)      Il giudizio di fertilità di coppia deve sempre essere riportato all’età del soggetto in esame e della sua partner, in base alla quale scaturirà l’atteggiamento diagnostico e terapeutico dell’andrologo, che indirizzerà il paziente verso terapie mediche o chirurgiche o verso tecniche di PMA in vivo o in vitro, o addirittura verso la micromanipolazione o magnificazione dei gameti.

5)      Allo stato attuale molte terapie andrologiche per l’infertilità sono tali da risolvere problematiche a livello eziologico se prese in tempo, ma purtroppo è consuetudine che la “ricognizione diagnostica della fertilità dell’individuo” avviene, in genere al momento del desiderio di paternità, vale a dire spesso a distanza dell’evento patologico causale della dispermia.

Il dilemma della cicogna

Un consiglio quindi per gli uomini da un andrologo che tra l’altro è anche un ginecologo:

se vostra moglie è stata indirizzata ad un centro di procreazione assistita perché la causa dell’infertilità è maschile, non abbiate dubbi a fermarla se siete voi il problema e prima di ogni cosa consultate il Vostro Specialista, sarà lui a consigliarvi con scienza e coscienza se la tecnica di fecondazione sia l’unica ed ultima spiaggia. Se la causa di infertilità è solo femminile, fate ugualmente una visita andrologica se non altro per solidarietà con la partner che vi sentirà più vicini, anche perché qualche problema sino a quel momento misconosciuto potrebbe sempre venir fuori, facendo così prevenzione per la vostra salute, per la salute della coppia e, perché no, anche per il buon esito della tecnica di fecondazione stessa.