obesità e spermatozoi

Che i radicali liberi e il danno ossidativo siano accertati responsabili della moria di spermatozoi nei testicoli è un dato ampiamente dimostrato e condiviso dalla comunità scientifica. A parte qualche andrologo che ama andare a ravanare sulle cause piuttosto che sugli effetti, nella maggior parte dei casi appare tediante togliere da mezzo una causa che peraltro quasi mai si presenta da sola, oltre l’onnipresente e supravvavalutato varicocele. La domanda del paziente che, tra l’altro, ha sempre una fretta indiavolata, risulta composta da un’affermazione “ non me ne frega un piffero di cosa ha accoppato i girini “  e da una domanda “ mi dia qualcosa che li rivitalizzi, possibilmente in breve tempo”. Capisco che molti non hanno nessuna intenzione o, quantomeno, possibilità di modificare il proprio errato stile di vita come siamo soliti consigliare. I ginecologi lo sanno bene e sono giustificati nel proporre la fecondazione assistita inspecie nelle coppie che hanno passato i 35 anni. In effetti è molto più veloce come metodo per “beccare” un ovocita sano, tra i circa dieci che possono essere portati a maturazione, che aspettare gli effetti di dieci o dodici mesi di normali ovulazioni e di stressanti rapporti “mirati”. Sempre che le tube, poi, siano sane, altrimenti crolla tutto il castelletto. Siamo, quindi, indotti dalle circostanze a prescrivere degli antiossidanti. La bravura, nello scegliere quale dare, sta nel fare un bilancio generale anamnestico – valutativo - strumentale nonché endocrinologico onde evitare di darne troppo o troppo poco con risultati che poi lasciano il tempo che trovano..

Spesso tale esperimento è vincente ma altrettanto spesso non lo è in funzione del fatto che gli antiossidanti non sempre sono efficaci anche nella perossidazione lipidica che è uno degli aspetti critici per la motilità degli spermatozoi. Oggi, girellando in rete, ho letto un articolo, su di un giornale scientifico dedito alla verifica di efficacia della medicina alternativa, secondo il quale viene ragionevolmente dimostrato come un estratto di foglie di una pianta che produce una specie di nocciolina africana, sia in grado di “operare” positivamente su questo aspetto del metabolismo degli spermatozoi. I risultati sono incoraggianti, invero, almeno nei topi di laboratorio.

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC4439474/