Al contrario di quanto succede nel genere femminile l’età maschile rappresenta un punto di controversia nella letteratura attuale poiché, al contrario della donna, non risulta essere un elemento certo e selettivo nel determinare reali alterazione del potere fecondante. Nell’uomo, in cui peraltro non è identificabile un momento equivalente alla menopausa, si ha la continua produzione degli spermatozoi sino alla tarda età, mentre le alterazioni ormonali, che pure si verificano, non sembrerebbero influenzare tale capacità. La storia ci ricorda infatti che “attempati” personaggi, come Pablo Picasso, Charlie Chaplin, Anthony Quinn e Marlon Brando, hanno avuto la capacità di essere padri in età avanzata.

A rendere ulteriormente controversa nel maschio l’età come fattore di riduzione della capacità fertile sono i contrastanti riscontri in letteratura sui parametri seminali. Infatti mentre alcuni lavori sottolineano diminuzione della motilità, altri addirittura sostengono aumento del numero nemaspermico.

Giunge comunque in aiuto il lavoro statistico comparso su Fertility and Sterilility nel Maggio 2006, nel quale, tra l’altro, sono stati analizzati i dati provenienti dal Registro Nazionale FIVET Francese  (FIVNAT) ed in particolare l’età paterna di 1938 coppie sottoposte a PMA per sola indicazione tubarica, vale a dire casi in cui tutti gli altri fattori di sterilità, compreso appunto quello maschile, erano stati esclusi. Premessa quindi la normalità del liquido seminale, questo studio retrospettivo non solo ha confermato l’influenza negativa dell’età nella donna, ma ha dimostrato anche un netto aumento di fallimento riproduttivo nelle coppie con partner maschile  “over 40” rispetto a quelle in cui l’età paterna era inferiore a 30 anni. Tale differenza si è dimostrata maggiormente evidente quando anche l’età femminile superava i 35 anni.

Teoricamente quindi, sulla base dei suddetti dati statistici, possiamo desumere che anche nell’uomo l’età potrebbe interferire con la fertilità; ad oggi però manca la ricerca scientifica di base che lo documenti. Non sono infatti completamente noti i meccanismi che regolano il potere fecondante del maschio, per cui risulta ancora difficile stabilire i criteri entro i quali confinarne la fertilità.

Sarebbe per esempio interessante valutare l’integrità del DNA  o la funzione mitocondriale degli spermatozoi umani in relazione all’età.

Sono comunque d’accordo con Giulio Biagiotti (http://www.medicitalia.it/minforma/60/910/Eta-paterna-ed-infertilita) che con l’aumentare dell’età permangono e si sommano nel tempo  eventuali fattori negativi per la fertilità individuale (alcool, fumo, inquinamento ambientale ed alimentare, stress ossidativo etc) o noxe notoriamente nocive per la funzionalità gonadica (varicocele,criptorchidismo, traumi, diabete, ipertensione e obesità).