L’ obiettivo dello studio che abbiamo portato avanti presso l'Ambulatorio di Foniatria della Clinica Di Otorinolaringoiatria del Policlinico Umberto I di Roma è stato quello di mettere in evidenza quanto i cantanti presi in osservazione siano consapevoli dell’aspetto medico che accompagna la loro professione e quanto, durante la gestione della loro professione, pongano attenzione a determinati aspetti di rischio. Ponendo l’attenzione su quanto sia importante che il professionista cantante si renda consapevole del rischio di sforzo vocale, e volendo rendersi conto di quanto i professionisti ne siano informati, nasce questo lavoro che si pone come obiettivo la prevenzione delle disfonie professionali. L’indagine, inoltre, vuole sensibilizzare il professionista affinché si renda conto quanto risulti importante sottoporsi a controlli periodici dal medico foniatra e quanto sia possibile un’integrazione tra le conoscenze mediche e le conoscenze della didattica del canto.

INTRODUZIONE

Il cantante professionista deve rendersi consapevole del proprio comportamento vocale affinché possa scongiurare la comparsa di problematiche che interferiscano negativamente con la sua professione. Molte volte, infatti, ci si trova a dover affrontare una improvvisa disfunzione, vissuta come destabilizzante, senza conoscere in pieno gli eventi che l’hanno determinata. Ciò genera preoccupazione, frustrazione e un danno materiale a chi fa del canto unica fonte di guadagno. Importante, dunque, l’intervento della medicina nella professione artistica della voce. Un comportamento vocale consapevole permette di sviluppare una qualità della voce adeguata alle proprie esigenze professionali e assicura una costante prevenzione alle future patologie disfunzionali e organiche.

 

MATERIALI E METODI

Il lavoro nasce e viene svolto presso l’ Unità Operativa Complessa di Foniatria del Policlinico Umberto I.E’ stato elaborato, dapprima, un questionario informativo destinato alla distribuzione tra un campione di cantanti professionisti.Il questionario è suddiviso in 4 aree principali:

  • dati generali del performer;
  • informazioni sullo stato di salute;
  • informazioni sul comportamento vocale;
  • attività extra-professionali.

 Tale questionario è stato inviato tramite e-mail e consegnato presso Conservatori, Scuole di musica e insegnanti di canto, permettendo di raccogliere il campione di cantanti professionisti che hanno deciso di aderire alla compilazione. Il campione ottenuto risultava formato da 84 cantanti professionisti, di cui 30 uomini e 54 donne; 43 tra i cantanti con un’età inferiore ai 35 aa. I restanti 41 con un’età superiore ai 35 aa. I generi musicali riscontrati nella pratica vocale del campione sono stati:

  • Canto lirico;
  • Canto classico/polifonico;
  • Canto Jazz, Soul, Gospel;
  • Canto pop;
  • Canto Rock.

 Insieme al questionario informativo, il campione ha provveduto anche alla compilazione dei protocolli del Classical Singer Handicap Index (CSHI) e del Modern Singer Handicap Index (MSHI), al fine di poter valutare l’autopercezione da parte del cantante. I suddetti questionari sono stati compilati da 68 cantanti. I restanti 16 non hanno provveduto alla compilazione. A tutti i cantanti che hanno aderito alla compilazione dei questionari, è stato proposto di sottoporsi ad una visita foniatrica non onerosa, in cui avrebbero potuto sottoporsi a fibrolaringoscopia e ad analisi spettrografica della voce tramite MDVP (Multi-Dimensional Voice Program). Le adesioni sono state complessivamente 50.

 

RISULTATI

Il campione dell’indagine è composto da 84 cantanti professionisti, di cui 30 uomini e 54 donne. I cantanti con un’età inferiore ai 35 anni sono 42 (51%). I restanti 41 (39%) hanno un’età superiore ai 35 anni. Tra i cantanti del campione, 50 hanno deciso di sottoporsi a visita foniatrica. Avendo preso in considerazione come fattori di rischio patologie dell’apparato respiratorio, allergie e RGE, è emerso che

  • 29 soggetti soffrono di malattie croniche dell’apparato respiratorio
  • 27 soggetti sono affetti da allergie
  • 20 soggetti soffrono di RGE                                   

 Altri fattori di rischio presi in considerazione dal questionario, sono il fumo e l’alcol. E’ risultato che 22 cantanti del campione, al momento della compilazione, fumano giornalmente e regolarmente, e che 13 fanno regolarmente uso di bevande a contenuto alcolico. Tra i cantanti, 79 frequentano regolarmente lezioni di canto, mentre gli altri 5 si definiscono autodidatti. Per quanto riguarda il training vocale di preparazione, 33 cantanti del campione, riferiscono di sottoporsi giornalmente ad un tempo di esercizio vocale inferiore ad 1 ora, mentre 37 riferiscono un esercizio vocale uguale o superiore. I restanti 14 variano il proprio esercizio, non riuscendone a quantificare la durata. Il training vocale è preceduto per 73 soggetti, da esercizi di riscaldamento. Soltanto 9 cantanti del campione eseguono, successivamente all’esercizio, un raffreddamento vocale. Il cambiamento della propria voce subito dopo l’esercizio vocale, è percepito da 47 cantanti. Possiamo riassumere gli aspetti che riguardano il cambiamento percepito, distinguendoli in cambiamenti positivi e cambiamenti negativi. I cambiamenti positivi riportati sono stati:

  • voce più piena e più limpida;
  • voce più timbrata;
  • voce con più armonici;
  • maggiore capacità di diversificare le dinamiche del brano;
  • voce potenziata.

I cambiamenti negativi riportati sono stati:

  • abbassamento;
  • voce rauca;
  • voce velata;
  • tendenza ad una tonalità calante;
  • tendenza al falsetto.

La respirazione in 33 soggetti, è percepita corta da doversi rifornire spesso di aria. Nei restanti 51, è percepita sufficiente ad eseguire frasi lunghe. Dopo un’esibizione, 50 soggetti riferiscono di avere voce bassa o rauca. Tra i cantanti, 44 ritengono di essere abituati a parlare ad un volume elevato e 45 si trovano quotidianamente costretti, a parlare in ambienti grandi e/o rumorosi. I risultati ci riferiscono che 15 soggetti si sono sottoposti, almeno una volta, ad una visita foniatrica e, di questi, il 12 lo hanno fatto a fronte di una problematica a cui è seguito un intervento logopedico. 

DISCUSSIONE

L’analisi dei dati relativi al questionario informativo, rende possibile delineare un quadro su quanto, chi esercita la professione di cantante, si renda consapevole del rischio che la professione stessa e lo sforzo vocale ad essa associata comporta.  E’ da sottolineare che la quasi totalità del campione, svolge parallelamente altre attività lavorative affichè sia presente una monetizzazione certa che possa accompagnarsi a quella derivante dalla professione artistica di per sé saltuaria ed occasionale. I fattori di rischio, quali le patologie dell’apparato respiratorio che ricordiamo presenti nel 34,5% del campione, le allergie presenti nel 32%, il RGE presente nel 24%, il fumo presente nel 26% e l’uso di bevande a contenuto alcolico presente nel 15%, non si trovano isolati. Spesso questi fattori, sono concomitanti tra loro e coopresenti nei soggetti, aggravando così il quadro di rischio in cui si trovano i professionisti presi in considerazione. La quasi totalità del campione, il 94%, continua a frequentare lezioni di canto, assicurando un continuo supporto didattico alla professione. Soltanto il 6% si definisce un’autodidatta, affrontando così, la professione senza un adeguata preparazione che possa consentire una corretta e consapevole gestione durante l’esercizio vocale. Il tempo dedicato giornalmente allo studio della tecnica vocale, per il 39% del campione ha una durata inferiore ad 1 ora, per il 44% ha una durata uguale o superiore ad 1 ora. Il restante 17% varia il tempo del proprio esercizio, non riuscendone a quantificare la durata. E’ stato comunque difficile quantificare un tempo medio di esposizione giornaliera all’uso della voce che sommi studio ed esibizioni, in quanto al variare degli impegni o degli ingaggi, ovviamente anche la durata dell’esercizio e utilizzo vocale cambia.                          

Il training vocale di preparazione, nell’87% del campione, è preceduto da specifici esercizi di riscaldamento, che ricordiamo importanti per:

  • migliorare la fonazione;
  • aumentare l’elasticità della mucosa cordale;
  • ridurre lo sforzo fonatorio e la costrizione;
  • favorire una risonanza più diffusa.

Soltanto l’11% però, esegue successivamente all’esercizio, un training di raffreddamento vocale, importante per favorire un recupero più veloce dopo un surmenage.

Avendo considerato che, non sempre la disodia è dovuta a problemi della voce cantata, in quanto la modalità di fonazione quotidiana può essere alla base delle difficoltà incontrate nell’uso artistico della voce, si è ritenuto importante porre attenzione a come il campione ha risposto circa la propria abitudine nel parlare quotidianamente. Il 52% riferisce di utilizzare un volume di voce elevato durante l’eloquio, e lo fa sia per ragioni dovute alla tipologia di lavoro svolto, sia per abitudine personale che prescinde da cause scatenanti. Il 53,5% frequenta giornalmente, ambienti grandi e/o rumorosi che inducono a tale atteggiamento. L’abitudine ad alzare il volume della voce, ricordiamo essere un atteggiamento caratterizzato da uno sforzo vocale che, sommato all’esposizione dovuta alla professione, espone il soggetto ad un rischio maggiore rispetto alle patologie vocali.

Altro dato che mette in evidenza quanto sia importante che i professionisti vengano sensibilizzati alla prevenzione, è quello che riferisce che soltanto il 18% del campione si è sottoposto, almeno una volta, ad una visita foniatrica e, di questo, il 14% lo ha fatto a fronte di una problematica a cui è seguito un intervento logopedico.

Questo studio conferma i questionari MSHI e CSHI, mezzi adeguati per valutare l’autopercezione e fornire un significativo contributo nella diagnosi. I questionari MSHI e CSHI non sono stati compilati dalla totalità del campione; i cantanti che hanno provveduto alla compilazione dei suddetti questionari sono stati 68, pari al 81% del campione. Questo aspetto è di significativa importanza, poiché permette di dedurre che una percentuale del campione ha dimostrato una non capacità di quantificare l’aspetto autopercettivo della propria vocalità nel contesto artistico.

L’analisi dei punteggi ottenuti dalla compilazione dei questionari MSHI e CSHI, riferisce che il punteggio maggiormente presente è quello compreso tra gli 1 e i 5 punti, punteggio che non evidenzia una particolare tendenza a considerare la propria vocalità compromessa e compromissiva. Questo punteggio risulta ottenuto da 18 cantanti, pari al 26%.                  

Considerando i punteggi parziali, ritroviamo nuovamente come fascia maggiormente presente, quella che riporta come punteggio tra gli 1 e i 5 punti, in tutte e tre le aree di cui i questionari sono composti. L’area emotiva è l’area che maggiormente ha ottenuto il punteggio minore (cioè pari allo 0), punteggio che evidenzia quanto la condizione vocale dei cantanti presi in considerazione sia vissuta senza alcuna tensione emotivo/psicologica. Questo dato è presente in 25 soggetti, e cioè nel 37%. Contrariamente, il punteggio che evidenzia una significativa compromissione, e cioè pari o superiore ai 26 punti, è stato riscontrato nell’area fisica in 3 soggetti, pari al 4,4% del campione. L’ esiguità dei punteggi, tuttavia, trova una spiegazione considerando il fatto che questi questionari presuppongono una problematica vocale, che nei cantanti presi in osservazione, è risultata assente.

Riportando i riscontri delle visite foniatriche, è possibile affermare che non sono emersi quadri patologici. E’ tuttavia da evidenziare che durante l’esame fibrolaringoscopico, quasi tutti i cantanti, maggiormente quelli di giovane età, hanno dimostrato una misconoscenza dell’apparato vocale, e una necessità di richiedere informazioni e chiarimenti.                                    

Il parametro maggiormente alterato nel vocaligramma risulta essere lo Shimmer. Questo parametro risulta alterato nel 23,8% di vocaligrammi effettuati. Il valore medio emerso è stato 4,569%, rispetto al valore soglia del 3,810%. Il valore del parametro vF° è risultato essere alterato nel 4,7% del totale dei vocaligrammi effettuati, con un valore medio di 1,426%, rispetto al valore soglia del 1,100%.                                                                                    

Il valore del parametro ShdB è risultato essere alterato nel 19% dei vocaligrammi, con un valore medio di 0,413 dB, rispetto al valore soglia di 0,350 dB.                                                                                        

Sia il valore del parametro Jitter, sia il valore del parametro NHR, sono risultati essere perfettamente nei limiti dei valori soglia.

 

 CONCLUSIONI

E’ necessario un connubio tra conoscenze mediche e conoscenze didattiche, affinché vi sia una tutela di salute e di interessi. Il cantante professionista deve necessariamente rendersi consapevole del proprio comportamento vocale affinché possa scongiurare la comparsa di problematiche che interferiscano negativamente con la sua professione, e il rischio di sforzo vocale risulta senz’altro tra le più rilevanti. E’ dunque fondamentale che il supporto dato ai cantanti professionisti dal medico foniatra e dal logopedista, non venga vissuto come un’ interferenza alla didattica del canto, ma come un supporto che possa permettere l’ affidabilità della voce come strumento di gratificazione personale e come strumento di professionalità. Risulta fondamentale che l’ intervento della medicina debba essere considerato importante non solo nella cura di una eventuale patologia, ma nella prevenzione del manifestarsi della stessa, nella gestione della propria vocalità e nella guida verso una gestione sempre più consapevole che permetta il potenziamento delle singole abilità. E’ necessario quindi che le conoscenze della didattica e della medicina si fondano, affinché il cantante possa essere sempre in grado di adattare la propria gestione della voce a situazioni di volta in volta diverse. E’ necessario che venga sfatato il tacito conflitto presente tra la pedagogia del canto e la medicina, conflitto che pone le basi sul concetto di intrusione nelle competenze, a favore di una cooperazione necessaria e imprescindibile.                                                                          

L’intervento del medico foniatra e del logopedista, dovrà avere come obiettivo guidare il cantante professionista verso:

  • un utilizzo di una modalità più economica possibile relativamente all’impegno richiesto;
  • un rispetto di norme di igiene vocale affinché si possa operare verso una tutela dagli abusi;
  • un atteggiamento vocale che minimizzi i rischi di surmenage;
  • un’ autoconsapevolezza di gestione vocale;
  • un’autopercezione dello sforzo/abuso vocale e autosalvaguardia.

La prospettiva più auspicabile dovrà essere quella di un’interazione tra maestri di canto, foniatri e logopedisti, ognuno con le rispettive competenze, per un lavoro comune che abbia come scopo unico l’interesse e l’attenzione verso la prestazionalità del cantante che fa della propria voce strumento unico di espressione.

Fonte: Prevention & Research Sept. 2012