Giunto al termine un progetto congiunto tra importanti organismi istituzionali sanitari che apre prospettive significative sul fronte della prevenzione delle patologie cardiovascolari. Il Ministero della Sanità ha varato la Carta del Rischio di Infarto (CRI).

Questa consente di stimare la possibilità di andare incontro ad un infarto miocardico nei successivi 5-10 anni. Lo studio, iniziato negli anni Ottanta su un campione di circa 17mila uomini e 22mila donne, rigorosamente sani e distribuiti sul territorio nazionale, è stato condotto dalla Dr.ssa Simona Giampaoli dell'Istituto Superiore di Sanità. La possibilità di consultazione della Carta on line, apre la possibilita' all'utente interessato di compilare un apposito questionario con i propri dati e di calcolare automaticamente il punteggio di rischio individuale tenendo conto di alcuni fattori quali il sesso, l'età e eventuale diabete o fumo.

La CRI fa parte del più generale PROGETTO CUORE nato nel 1998 con molteplici obiettivi: Monitoraggio della malattia, tramite l'attivazione del Registro Nazionale degli eventi Cardiovascolari Individuazione dei fattori di rischio attraverso metodiche standardizzate, realizzato insieme all'ANMCO (Associazione Nazionale Medici Cardiologi Ospedalieri) Raccolta e armonizzazione di studi epidemiologici longitudinali degli Anni '80, in modo da studiare la relazione tra fattori di rischio e infarto. In questo modo si è giunti a stimare il rischio medio della popolazione italiana che risulta essere, nell'età compresa fra i 40 e i 70 anni del 5,8% in 10 anni negli uomini e 0,9% in cinque anni per le donne. Da questi dati emerge che il rischio di sviluppare l'infarto cardiaco in Italia è più bassa rispetto agli altri paesi Europei. Inoltre il dato sulle donne, finora quasi sempre ignorato da studi e ricerche, evidenzia che esse corrono un rischio bassissimo di ammalarsi, specie se non fumatrici.

La Carta del Rischio d'Infarto è stata presentata lo scorso 21 gennaio 2011, data in cui è stato siglato un accordo tra l'ISS (Istituto Superiore della Sanità), l'ANMCO (l'Associazione Nazionale Medici Cardiologi Ospedalieri) e la sua fondazione Heart Care Foundation . Lo scopo è il miglioramento delle conoscenze sugli indicatori della salute cardiovascolare. La collaborazione non è nuova alle tre associazioni che in passato hanno già realizzato l'Osservatorio Epidemiologico nazionale da cui sono emersi dati aggiornati sulla distribuzione dei rischi cardiovascolari in Italia.

L'accordo del 21 gennaio è orientato alla ricerca e alla formazione in ambiti più ampi: rilevazione epidemiologica di indicatori di salute cardio-vascolare; epidemiologia clinica e ricerca degli esiti in medicina cardio-vascolare; promozione della salute cardio-vascolare nella comunità; terapia educazionale per la riduzione del rischio cardio-vascolare.

La carte del Rischio di Infarto è stata realizzata tramite la creazione di un database comune che raccoglie informazioni provenienti da un campione di circa 17000 uomini e 22000 donne del Nord, Centro e Sud Italia. Per le popolazioni del campione è stata seguita la storia clinica fino a tutto il 1998, raccogliendo i casi di infarto del miocardio fatali e non fatali. In questo modo è stata realizzata la CRI, che esprime, identificando dei "pesi predittivi" dei singoli fattori di rischio e una funzione matematica, la probabilità di sviluppare negli anni successivi un infarto del miocardio sicuro, possibile o la morte coronaria. Il calcolo del rischio per le donne è stato calcolato su 5 anni, mentre per gli uomini su 10.

Sono state individuate sei categorie di rischio che individuano quante persone su 100 con le stesse caratteristiche, si ammalano dopo 5 o 10 anni, a seconda che si tratti rispettivamente di una donna o di un uomo. Al fine di poter valutare il proprio rischio di infarto è necessario disporre di alcuni fattori di rischio, quali: età, pressione arteriosa sistolica, colesterolemia, abitudine al fumo di sigaretta, storia di diabete). Per calcolare il punteggio per la valutazione del rischio individuale, invece, è necessario conoscere: età, pressione arteriosa sistolica, colesterolemia, HDL colesterolemia, abitudine al fumo di sigaretta, storia di diabete, assunzione di terapia farmacologica contro l'ipertensione arteriosa.

La CRI descrive visivamente la categoria di rischio cui si appartiene, mentre il punteggio identifica la posizione precisa nella distribuzione del rischio individuale. Il calcolo del rischio è valido per persone d'età compresa tra i 40 e i 70 anni, mai colpite da malattie cardiovascolari. I vantaggi dello strumento: identificazione soggetti ad aumentato rischio possibilità di misurazione obiettiva, nel tempo, del risultato ottenuto modificando lo stile di vita o attuando una certa terapia farmacologica; valutazione del rapporto costo/beneficio La carta del rischio è uno strumento semplice e interattivo per stimare la possibilità di andare incontro ad un infarto del miocardio.

Alcune avvertenze sono tuttavia indispensabili: non è uno strumento fai da te; è valida se la misurazione dei fattori di rischio è fatta come indicato; è utilizzabile su donne e uomini sani, che non hanno conosciuto precedenti episodi di eventi cardiovascolari; può essere adoperata per persone di età compresa tra i 40 e i 70. Una delle metodiche di valutazione utilizza le schede messe a disposizione sul sito www.cuore.iss.it che individuano la valutazione del rischio di infarto del miocardio per gli uomini e per le donne diabetici e non. Per ognuna di queste quattro categorie, inoltre, le carte sono ulteriormente suddivise tra fumatori e non fumatori.

Per valutare il rischio si misurano la pressione arteriosa, sistolica espressa in mmHg (come media di due misurazioni consecutive eseguite secondo la metodologia indicata) e la colesterolemia (espressa in mmol/l) suddivisa in cinque categorie: minore di 4.5 mmol/l che corrisponde ai valori minori 174 mg/dl; da 4.5 a 5.5 mmol/l (fra 175 e 212 mg/dl); da 5.5 a 6.5 mmol/l (fra 213 e 251 mg/dl); da 6.5 a 7.5 mmol/l (valori superiori a 290 mg/dl). Il proprio profilo va poi confrontato con il colore corrispondente che dà la percentuale di rischio di infarto. I livelli di rischio variano in base al genere, all'abitudine al fumo e se si è diabetici oppure no.

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