Nell’evoluzione il sistema nervoso autonomo è una struttura che si è progressivamente formata e si compone di due grandi sistemi. Uno è quello dello stress, anche detto sistema simpatico surrenalico, ha lo scopo di rispondere a un pericolo o a un’esigenza inaspettata (meccanismo di “lotta o fuga”) per adattarsi alle necessità dell’ambiente.

Le modifiche ormonali che ne conseguono migliorano le risposte motorie, circolatorie e aumentano l’attenzione. Dato che le prestazioni fisiche devono essere massime, funziona con aumento di pressione e frequenza cardiaca.

In un esperimento di trentacinque anni fa, quarantuno soggetti che serravano i denti per un minuto avevano un aumento della pressione arteriosa di 5,5 millimetri di mercurio. Ecco perché in una prestazione sportiva, alla fine della gara o vicino alla vetta, quando le energie non bastano più il compagno di scalata o di gara incita: “Stringi i denti”. 

Il perché di questa esortazione è dovuto quindi al fatto che serrare i denti “attiva il meccanismo dello stress” per cui aumentando la frequenza e la pressione sanguigna, aumenta la prestazione, anche se è logico pensare che in presenza di malocclusione dentale il rendimento sportivo non sia il massimo possibile.

Lo stress limitato alla gara (o a qualsiasi altra necessità) che fa migliorare il risultato si chiama eustress o “stress buono”. Se lo stimolo che induce stress permane per lungo tempo diventa malattia ed è chiamato “distress” con possibili complicanze neuropsichiche, emotive, del movimento, ormonali e immunologiche.

L’altro grande sistema è il parasimpatico che serve per rilassare l’organismo dagli episodi di stress, favorendo il relax cosa fondamentale per il ristoro, la digestione, la riproduzione. Si è in grado così di controllare e modulare lo stress, è correlato a moltissime patologie.

Per mantenere il giusto rapporto psicofisico alla fine della competizione, arrivati in cima alla vetta, o alla fine della gara, non si deve più stringere i denti, serve il relax ristoratore che si ottiene rilassandoci, una modalità è lo stretching (allungamento) dei muscoli.

Osservando che lo sbadiglio è comunemente associato al relax e che gli esercizi di stretching mandibolare sono normalmente usati nella terapia dei disordini temporomandibolari, ci siamo chiesti se l’allungamento di tali muscoli innervati dal trigemino possa attivare un abbassamento della pressione e frequenza cardiaca. Si sono registrati per un lungo periodo questi parametri su giovani studenti sani di età tra i 24 e i 26 anni che sono stati sottoposti a stretching mandibolare dinamico per 10 minuti. 

A tale scopo è stata usata, tra le arcate dentali, una lamina di acciaio chirurgico piegata ad ansa, con caratteristiche elastiche per la crudescenza del metallo. Il dispositivo si chiama “Spring device” ed è commercializzato da http://www.asadental.it/

 

La misurazione dei parametri cardiaci (pressione e frequenza) sono state fatte con banale sfigmomanometro al braccio e con strumenti molto più complessi (sistema Finapress) prima dello stretching (basale), e seguito con misurazioni ripetute per lungo tempo. Il risultato è stato che, dopo stretching mandibolare dinamico, si ha un significativo abbassamento della pressione e della frequenza cardiaca osservato per 80 minuti.

Se gli stessi soggetti masticavano (in maniera bilaterale) un chewingum per 10 minuti o se tenevano fermo tra i denti uno stecco da gelato (sempre per 10 minuti) questo fenomeno non accadeva. La spiegazione del fenomeno sta nel riflesso trigeminocardiaco, conosciuto da tempo, per il quale uno stimolo esterno (esterocettivo) è in grado (tra l’altro) di abbassare i parametri suddetti.

Il problema è che con lo stimolo esterno la risposta non è controllabile e può divenire pericolosa. La novità dello studio è che noi abbiamo individuato una nuova via di attivazione di questo riflesso, attraverso un altro “circuito nervoso”, in grado di effettuare azione antistress con attività (anche) antipertensiva.

Continuiamo quindi ad assumere gli antiipertensivi e gli antiaritmici come prima, per ora consideriamolo solo un meccanismo antistress in grado di abbassare (per un periodo di tempo limitato) certi parametri cardiaci. Il prossimo passo sarà osservare gli ipertesi dopo “esercizi ripetuti” con il dispositivo suddetto per vedere cosa succederà nel tempo prolungato. Per ora usiamolo per il recupero dello stress dopo performance atletica e nel dolore dell’articolazione temporomandibolare (malocclusione). 

 

Riferimenti:

  • Brunelli M, Coppi E, Tonlorenzi D, Del Seppia C, Lapi D, Colantuoni A, Scuri R, Ghione S. Prolonged hypotensive and bradycardic effects of passive mandibular extension: evidence in normal volunteers. Arch Ital Biol. 2012 Dec;
  • Stretching mandibolare contro il dolore e Wellness (benessere) in odontoiatria. www.danieletonlorenzi.it