L’Autore vuole porre l’attenzione su un approccio sistematico  alla rinoplastica estetica, che segue il principio generale  della progressione dell’invasività chirurgica in rapporto al risultato.

Il naso è caratterizzato sempre da un certo equilibrio tra le varie strutture che lo compongono quali dorso, piramide e punta,  anche se il difetto estetico può evidenziarsi con entità diverse per ciascuna delle suddette strutture. E’ peraltro convinzione dell’Autore che nella pratica clinica sono molto rari i casi in cui la  rinoplastica estetica non comporti comunque un rimodellamento “in toto” del naso. Infatti, una correzione rivolta esclusivamente all’inestetismo magari più evidente, come un gibbo dorsale, potrebbe produrre un’alterazione dell’equilibrio estetico del naso  tale, da rappresentare essa stessa una  stigma.

Di qui l’importanza di un’attenta valutazione delle problematiche presenti e della pianificazione e attuazione di un approccio chirurgico progressivo mirato alla correzione degli inestetismi non tanto in mera successione temporale, quanto piuttosto in base alla loro incidenza sull’equilibrio estetico generale del naso, mediante un approccio chiuso o, se indicato , con la tecnica "open".

Nel caso in cui il gibbo osteocartilagineo è il difetto estetico più evidente preferisco cominciare proprio dalla sua riduzione perché questa condizionerà il resto della rinoplastica  ed in particolare, evidenzierà i difetti della punta e sarà più agevole il trattamento di questa, per adeguarla al resto del dorso.

In alcuni  casi, invece, la presenza di una  punta nasale bulbosa o comunque molto pronunciata può nascondere un problema tecnico da non sottovalutare, ovvero il limite nel  ridurre la sua proiezione. In tali casi, per non trovarci nell’eventualità di non riuscire ad adeguare la punta al dorso, è preferibile correggere prima la punta e poi modellare conseguentemente il dorso. 

Anche in fase di osteotomia l’approccio progressivo consiste nell’eseguire sempre le osteotomie laterali eventualmente rafforzate dalla manovra di rotazione dello scalpello, descritta dall’Autore, per poi proseguire con la mobilizzazione delle pareti ossee, con l’osteotomia mediana e, solo se necessaria, con quella complementare.

Infine, i  trattamenti correttivi esterni delle narici mediante asportazione semilunare o altro, se necessari,  sono eseguiti sempre alla fine della rinoplastica, riducendo sia la larghezza delle narici sia la proiezione della punta.   

L’approccio chirurgico progressivo è particolarmente utile negli esiti di rinoplastica dopo aver effettuato un’analisi retrospettiva dell’atto chirurgico precedente (specie se eseguito altrove).