Uno degli argomenti affrontati durante il 113° Congresso della Società Italiana di chirurgia appena concluso a Firenze è stato la prolassectomia secondo Longo per emorroidi, intervento ideato ed entrato nella pratica clinica 13 anni fa, nel 1998 grazie alla geniale intuizione di un chirurgo italiano, Antonio Longo e successivamente utilizzato dai chirurghi di tutto il mondo con diffusione capillare ed esponenziale. (http://www.medicitalia.it/minforma/Colonproctologia/139/La-malattia-emorroidaria-come-affrontare-e-risolvere-il-problema)

 

I maggiori esperti italiani nel campo hanno puntualizzato le indicazioni, i risultati e le complicanze.

In sintesi, si è concluso che relativamente alle indicazioni, l’intervento non va eseguito quando la malattia emorroidaria è curabile con terapia medica, ovvero nel I° e II° grado secondo la classificazione di Goligher (Legatura elastica ed emorroidi: una procedura ancora attuale) mentre nel IV° grado le recidive sono frequenti ed andrebbero preferite altre metodiche oppure ben informato il paziente della possibile recidiva non infrequente. (La malattia emorroidaria).

 

L’indicazione migliore risulta quindi essere il III° grado dove i risultati anche a distanza sono ottimi e le recidive sicuramente non superiori a quelle di altre metodiche.

E’ stato più che confermato il minor dolore postoperatorio, spesso del tutto assente, la più rapida ripresa delle attività quotidiane e la possibilità di eseguire l’intervento in day surgery con dimissione in giornata nella maggior parte dei pazienti.

 

E’ stato tuttavia sottolineato che si tratta di un vero e proprio intervento chirurgico gravato da possibili complicanze anche gravi, per fortuna rare ed aneddotiche. Questa certezza non deve certo diventare un motivo per screditare o sconsigliare di eseguire l’intervento: un collega esperto e competente, il Dottor Angelo Stuto ha osservato: ‘sarebbe come dire che, siccome a volte si danneggia la via biliare principale durante un intervento di colecistectomia, complicanza grave, la colecistectomia è un cattivo intervento!’ (http://www.medicitalia.it/minforma/Chirurgia-generale/117/I-calcoli-della-colecisti-e-la-colecistectomia-laparoscopica).

Altre complicanze, meno gravi ma comunque significative possono presentarsi con frequenza variabile, in particolare il dolore anale cronico persistente ed essere a volte di difficile soluzione anche se trattate da esperti. L’utilizzo di nuovi strumenti da poco entrati nella pratica clinica potrebbe essere la soluzione per ridurre ulteriormente questa complicanza.

 

Non deve essere peraltro dimenticato che complicanze e recidive sono purtroppo presenti in tutte le casistiche qualunque sia l’intervento eseguito e che metodiche di recente introduzione richiedono come sempre alcuni anni di applicazione clinica per disporre di dati attendibili ad esempio sulla reale incidenza delle recidive (http://www.medicitalia.it/minforma/Colonproctologia/172/Stenosi-analihttp://www.medicitalia.it/minforma/Colonproctologia/1043/Una-nuova-tecnica-nel-trattamento-della-patologia-emorroidaria-la-THD).

 

Sembra quindi ragionevole consigliare al paziente affetto da questa patologia, benigna ma in grado di peggiorare significativamente la qualità della vita, di affidarsi ad un professionista con esperienza nel campo ed a una struttura che operi in linea con le indicazioni delle società scientifiche colonproctologiche, pretendendo una chiara e completa informazione sulle opzioni terapeutiche e sui risultati attesi da ognuna delle soluzioni proposte, sia in base all’esperienza personale del chirurgo sia in base ai dati della letteratura.