Da molti anni la legatura elastica rappresenta il “gold-standard” negli USA, per l'ottimo rapporto tra efficacia (benefici ottenuti) e la bassissima percentuale di rischio (rare e modeste complicanze).
Viene eseguita ambulatorialmente, è indolore e, pertanto, non richiede nessuna anestesia.
Immediatamente dopo l’intervento il paziente è in grado di riprendere le normali attività.
Il dolore postoperatorio, nei rari casi in cui si presenta, è facilmente controllabile con i comuni farmaci analgesici.
Piccole (e rare) complicazioni, facilmente risolvibili, possono essere rappresentate da modeste perdite di sangue (nelle prime settimane) che non richiedono nessun altro intervento, ma si arrestano spontaneamente.
Ancora più raro è il caso della formazione di piccoli, fastidiosi coaguli (trombi) nelle vene del margine anale: la risoluzione è spontanea in pochi giorni.
Immediatamente dopo la legatura il “fastidietto” più frequente, ma completamente sopportabile e transitorio, è la cosiddetta “urgency” (= urgenza defecatoria o tenesmo), cioè uno stimolo ad andare di corpo, più o meno intenso, più o meno prolungato (da poche ore a qualche giorno): il paziente ha l’impressione di dover evacuare, ma, in effetti, si tratta solo di un aumento della sensibilità dei recettori nervosi del canale ano-rettale, stimolata dalla presenza degli elastici applicati.
La legatura viene effettuata con strumenti disposable (“usa e getta”), generalmente mediante “aspirazione” dei tessuti muco-emorridari, sui quali vengono posti piccolissimi elastici.
Nel giro di 1 o 2 settimane i noduli legati vanno in necrosi ischemica e cadono insieme agli elastici, generalmente senza manifestazioni particolari, tranne, in rari casi, un piccolo e temporaneo flusso ematico.
In pazienti particolari (in terapia anticoagulante, dializzati, portatori di alterazioni coagulative, ecc.), è richiesta la sospensione di alcuni farmaci e un controllo un pochino più attento in merito al sanguinamento.
La legatura elastica è un metodo che non prevede un trattamento “massivo”, ma richiede, opportunamente, sedute ripetute (così come un trattamento dal dentista).
Generalmente si ottengono discreti risultati dopo 2-3 sedute.
La legatura elastica non preclude, ne prima, ne dopo, qualsiasi altra tecnica diagnostica (es.: Colonscopia, Defecografia, ecc.) o terapeutica (qualsiasi intervento maggiormente invasivo).
La legatura elastica costituisce un utile complemento degli interventi maggiori (Emorroidectomia, HAL-Mucopessia, prolassectomia di Longo, STARR o Transtar, ecc) con cui si integra, potendo precederli come “tentativo mininvasivo” o seguirli come “rifinitura”.
Il metodo, naturalmente, non costituisce una panacea e non è applicabile a tutte le forme e i gradi di patologia, ne, a parità di condizioni, a tutti i pazienti: l'indicazione va posta da un Proctologo esperto nella tecnica, che sappia illustrare, dettagliatamente, al paziente, caratteristiche, benefici ricercati e limiti della tecnica.
Con le giuste indicazioni e con la dovuta maestria di realizzazione, invece, è, in certi casi, applicabile anche a gradi avanzati di prolasso, con risultati, a volte, superiori alle aspettative o quasi impensabili.