Quando si parla di "macchie" in Dermatologia, i riferimenti corrono veloci a moltissme condizioni fisiologiche, parafisologiche o patologiche costantemente dissimi fra loro.

Vorrei porre l'attenzione, su una particolare condizione, tipica delle fasce di vita più mature che si caratterizza per la presenza di molteplici macchie bruno-giallastre spesso confluenti fra loro, non dolenti localizzate eminentemente nel III distale delle gambe, ovvero in corrispondenza della malleolare interna ed esterna, della caviglia e del collo del piede.

Questo quadro clinico - una volta diagnosticato dallo specialista Dermatologo, che ha il compito di escludere tutte le altre molteplici condizioni, spesso similari (quindi no assoluto all'autodiagnosi!) prende il nome di:

Dermatite ocra degli arti inferiori

Sovente questo quadro può essere sovrapposto ad un'altra ben nota patologia cutanea di tipo eminentemente vascolare, quale la "dermatite da stasi" o "eczema purpurico" degli arti inferiori; in altre occasioni invece può verificarsi una delle due situazioni in modo isolato.

Che cos'è la Dermatite ocra degli arti inferiori?

Prima di spiegare di cosa si tratti, è utile fare cenno ad alcuni dati riguardanti la nostra postura e la pressione idrostatica:

Un tempo, non molto lontano (non me ne vogliano coloro i quali non credono nel percorso darwiniano della specie umana) i nostri antenati, non camminavano come noi, ma erano quadrupedi: distribuivano di fatto il peso del proprio corpo (e quindi del proprio bagaglio idraulico, ovvero il sangue e la linfa) su un asse orizzontale.

La postura bipede di fatto, ha colto un poco di sopresa, un organismo ed una struttura corporea che pian piano ha cercato di adattarsi a questo radicale cambiamento.

Il peso idraulico si è quindi spostato a livello idrostatico in quota preponderante, sulla parte più distale del nostro corpo: gli arti inferiori.

In questo senso e nonostante gli adattamenti, il comparto vascolare degli arti inferiori è quello che più di ogni altro ha iniziato a sopportare i carichi emodinamici maggiori.

Le modifiche idrauliche e la "pompa vascolare" tipica dell'area plantare, ci ha aiutato a compensare questa variazione, che però non sempre funziona in modo perfetto.

Ad alterare il comparto del microcircolo e del circolo artero-venoso anche degli arti inferiori possono contribuire, lo stile di vita, le gravidanze, l'indice di massa corporea, ma soprattutto le patologie metaboliche croniche, quelle che a lungo andare sono in grado di alterare il microcircolo capillare corporeo, il quale è presente non solo nel cuore, nei reni ed in altri organi ma anche nella pelle stessa.

In questo contesto, in caso di alterazione del microcircolo capillare, esiste una o più spie che possono aiutare ad una diagnosi precoce di più gravi patologie future:

Difatti la nostra pelle è l'unico organo del nostro corpo ad essere immediatamente visibile, ed una alterazione del microcircolo capillare viene subito manifestata da segni evidenti e valutabili direttamente:

Una sofferenza del microcircolo cutaneo, può comportare in quella zona particolare, la comparsa di macchie bruno-giallastre accompagnate da microaree ecchimotiche o purpuriche in associazione spesso alla cosiddetta "alopecia del III inferiore della gamba" la quale altro non è che una perdita di annessi cutanei dovuta a "difetto di nutrimento" ovvero ad un'alterazione degli scambi metabolici del circolo capillare (e non al famigerato "calzino", come spesso si sente dire in un errato luogo comune..!)

In questo contesto spesso l'ecocolordoppler degli arti inferiori può essere completamente negativo poichè ad essere interessato è prima di tutto il comparto capillare e non i grandi vasi.

Questi due segni debbono allertare il clinico dermatologo, il quale ha il compito di indagare più a fondo in collaborazione con l'angiologo ed il cardiologo.