L'Alopecia androgenetica (Calvizie) femminile: un mondo oscuro che spesso rinnega sé stesso, fra mancata accettazione e timore nel futuro.

Un uomo calvo (portatore di alopecia androgenetica) è - al netto delle sitazioni e delle prospettive terapeutiche possibili ad oggi - sin dai tempo di Giulio Cesare, "classicamente accettato" nel nostro ambito socio-culturale. La calvizie maschile appare pertanto come un "dato assodato" nell'immaginario collettivo.

Una donna calva (anch'essa e parimenti affetta da alopecia androgenetica), purtroppo, molto meno.

Tutto ciò nonostante anche la calvizie femminile sia una condizione che affligge una quota significativa della popolazione generale in tutto il mondo. Un problema reale che, proporzionalmente alla sua gravità, può divenire di non poco conto.

La diagnosi clinica di calvizie femminile, ivi compresi le possibili condizioni internistiche associate, racchiude un iter spesso complesso ed irto di ostacoli. In più, il management della paziente afflitta da questa patologia (mi pare opportuna la dicitura "patologia" anche solo alla luce del grave impatto sociale e relazionale nel sesso femminile) è, sovente, tutt'altro che agevole.

La buona notizia è che molto spesso, anche la calvizie può essere curata con efficacia: puo' essere cioè contrastata da un lato, la spinta endogena alla creazione della "miniaturizzazione", ovvero il processo di riduzione progressiva del fusto del capello e - dall'altra - può essere invertito il processo, contribuendo a migliorare e prolungare il ciclo di crescita (anagen) dello stesso.

Curare una calvizie femminile, comporta costantemente un impegno da parte del medico e una costanza da parte della paziente, nella scelta e nella proposta della migliore terapia da un lato e dalla perfetta aderenza (compliance) delle prescrizioni dall'altro. Nulla di insormontabile, ma i due dati - impegno e costanza appunto - debbono sempre essere presenti in un percorso virtuoso. Anche in questo caso.

Quando questo accade, i risultati a breve-medio termine spesso, rendono grazia agli sforzi compiuti da ambo i lati.

Cogliamo l'occasione per presentare un caso personale (alopecia androgenetica di grado severo - class. sec. Ludwig: III) di una giovane (e virtuosa) paziente - la quale giunse alla nostra osservazione con poche speranze di "salvare" i propri capelli - appena rivalutato a distanza di soli 6 mesi (I controllo terapia):

I progressi sono sensibili sia in ambito tricoscopico (aumento del diametro del capello, normalizzazione del diametro medio del capello, riduzione delle depressioni centrofollicolari, aumento della denistà locale) che macroscopico (capelli più forti e folti);

Abbiamo la certezza che questo caso, serberà nel prossimo futuro un margine progressivo di miglioramento clinico, ma - dato importantissimo - abbiamo fin da ora la percezione (condivisa con la nostra virtuosa paziente), che la vita sociale e relazionale sarà vissuta nella nostra paziente, in maniera molto più serena, fin da oggi. E questa per noi è già una vittoria.

 

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