L’80% circa dei pazienti che soffre di “alito pesante” si rivolge erroneamente al gastroenterologo per trovare una soluzione; infatti, è opinione diffusa che il cattivo odore provenga dallo stomaco. Da quanto emerge, però, dalle esperienze  e dalla letteratura solo  in una percentuale molto bassa (1% circa), le malattie gastroenteriche sono responsabili di questo problema che affligge circa il 50% delle persone al mondo.

Nel 90% dei casi l’alitosi persistente (ossia quella non legata all’assunzione di particolari cibi, bevande o a situazioni contingenti) è determinata da una cattiva igiene orale o da patologie del cavo orale e solo nel 10% dei casi è possibile individuare delle cause extra-orali (e fra queste quelle digestive).

 

La scarsa responsabilità delle malattie digestive nel determinare alitosi è ben spiegabile su base anatomica. L’esofago, infatti, normalmente è collassato ed è chiuso alle due estremità da  due anelli muscolari (sfintere esofageo superiore e sfintere esofageo inferiore).Tali anelli si aprono al passaggio del cibo o in caso di eruttazione o di vomito.

Quindi, non è assolutamente pensabile che ci sia un passaggio continuo di aria dallo stomaco al cavo orale che possa, in alcune condizioni, determinare alitosi. Le poche situazioni patologiche esofago-gastriche che possono, comunque, accompagnarsi, fra gli altri sintomi, anche ad alitosi sono: i diverticoli esofagei, l'acalasia e l’ernia iatale complicata dal reflusso gastroesofageo.

 

I diverticoli esofagei Sono delle estroflessioni sacciformi  (comprendono tutta la parete) e Possono essere causa di ostruzione, polmoniti da aspirazione, ascessi, infezioni, emorragie o raramente associarsi a neoplasie. In esofago distinguiamo tre tipi di diverticoli. Il diverticolo di Zenker, il diverticolo da trazione del terzo medio e il diverticolo epifrenico del terzo inferiore.

Il diverticolo di Zenker (definito anche faringoesofageo o diverticolo da pulsione)  è il diverticolo dell’esofago più frequente (Foto 1).

Si forma per l' incoordinazione faringo-esofagea o, più raramente, per un disordine della motilità esofagea. Lo sviluppo del diverticolo è preceduto da un periodo di difficoltà alla deglutizione (disfagia) e man mano che aumentano le dimensioni  il cibo ingerito entra più facilmente nel suo lume e vi ristagna. Alla disfagia si accompagna la ruminazione, ossia il passaggio di cibo dal diverticolo alla bocca.

La disfagia e la ruminazione diventano sempre più frequenti e più gravi, compaiono attacchi di tosse, rigurgito legato alla posizione del corpo, faringiti, alitosi, raucedine ed anoressia. Il materiale ingerito che si accumula nel diverticolo può renderlo, in rare circostanze, evidenziabile in posizione latero-cervicale sinistra, dove la palpazione provoca rumore di gorgoglio.


Foto 1: Diverticolo di Zenker (schema, quadro radiologico, immagine endoscopica)

Il diverticolo al terzo medio non da sintomatologia digestiva di rilievo, mentre quello epifrenico, o inferiore, può essere causa di rigurgito notturno di una ampia quantità di liquidi, ostruzione esofagea, aspirazione, alitosi.

 

L'acalasia (dal greco mancato rilasciamento) consiste in una perdita progressiva della peristalsi esofagea e dalla incapacità di rilasciamento dello sfintere esofageo inferiore,  al confine tra esofago e stomaco.  La conseguenza è un ristagno di materiale alimentare nel lume esofageo che, con il passare del tempo, provoca una progressiva dilatazione dell'esofago (megaesofago). Il sintomo iniziale dell’acalasia  è  la sensazione di arresto del bolo alimentare nell'esofago.  Gli altri sintomi comprendono: rigurgito di cibo indigerito, soprattutto notturno, favorito dal decubito; tosse notturna e polmonite ab ingestis causate dal rigurgito che può penetrare nelle vie respiratorie; scialorrea (eccessiva salivazione); alitosi, poiché il cibo che ristagna nell'esofago fermenta e produce gas nauseanti; dolore toracico e pirosi.

 

L’ernia iatale (Foto 2) è il  passaggio di una porzione dello stomaco dall'addome al torace attraverso lo iato diaframmatico (foto) e tale alterazione anatomica può condizionare  un reflusso gastroesofageo, ossia il passaggio di materiale acido o di cibo in esofago. I sintomi più frequenti del reflusso gastroesofageo sono: bruciore dietro lo sterno (pirosi), dolore retrosternale, rigurgito e, non infrequentemente, anche alitosi.


Foto 2: grossa ernia iatale (visione dal versante gastrico)

L’alitosi in tali condizioni patologiche (diverticoli, acalasia, reflusso gastroesofageo) non è costante ed è sempre associato a disturbi  ben più importanti per cui non è difficile individuare la causa principale ed avviare il trattamento più opportuno.

 

Fra le altre cause extra-orali vanno ricordate  alcune categorie di farmaci che riducono la produzione di saliva (“Xerostomia”) e quindi favoriscono lo sviluppo di batteri anairobi causa della fermentazione del materiale organico presente nel cavo orale con produzione di composti volatili solforati (responsabili del cattivo odore dell’alito). Fra le categorie di farmaci si ricordano: ACE-inibitori, agenti antineoplastici, agenti antiretrovirali, agenti simpatico mimetici, analgesici oppioidi, anoressizzanti e stimolanti del sistema nervoso centrale, ansiolitici e sedativi, antiaritmici,  antidepressivi, antidiarroici, antimaniacali, antimuscarinici, antinfiammatori, antiparkinsoniani,  antipertensivi, ecc.

 

Anche alcune  malattie di interesse otorinolaringoiatrico possono portare ad alitosi: sinusiti acute e croniche, tonsilliti acute e croniche, il “postnasal drip” ossia lo scolo di muco dalle coane che si deposita sulla superficie del terzo superiore della lingua; disturbi della ventilazione (respirazione orale primaria – ROP).

Alcune malattie sistemiche sono pure responsabili dell’alito “cattivo” e fra queste il diabete mellito (responsabile dell’alito chetonico), l’insufficienza renale cronica (alito uremico) e le gravi epatopatie (foetor epaticus).

 

Cause orali

Escluse le cause non orali dell’alitosi e persistendo il “cattivo odore” nonostante una buona igiene orale, bisognerà allora    rivolgersi allo specialista di riferimento che è l’odontoiatra. Il dentista con esperienza nella paradontologia è la figura professionale più qualificata  ad affrontare il problema. Le malattie del cavo orale più frequentemente responsabili di alitosi, sono la “parodontite” (o “piorrea”),  le gengiviti, le stomatiti, la carie, le protesi mobili (che se non correttamente pulite diventano ricettacolo di particelle di cibo e batteri).

L’odontoiatra, oltre ad individuare ed eliminare le cause responsabili  dell’alitosi darà utili suggerimenti su come mantenere una corretta igiene orale per un alito, possibilmente, “sempre fresco”.

 

Per saperne di più su cause, diagnosi e terapia dell'alitosi: Alitosi-cause-e-rimedi