Siamo in Inghilterra, 1794.

Un famoso scrittore, 57 anni, si rivolge al chirurgo di fiducia per una fastidiosa e voluminosa massa all’inguine sinistro che gli impedisce di svolgere le attività quotidiane e rende difficili anche i movimenti più elementari.

A dir il vero la massa era comparsa a 24 anni, ma era piccola e non gli dava molto fastidio; un altro chirurgo di allora, incerto sulla diagnosi, aveva temporeggiato.

Negli ultimi mesi tuttavia si era accresciuta a dismisura, diversi luminari dell’epoca erano stati consultati e si erano confrontati per raggiungere una diagnosi.

Conclusero che si trattava di una raccolta liquida e pertanto decisero di eseguire un drenaggio ed evacuarla.

Ottenuto il consenso del paziente, la manovra permise di rimuovere ben 4 litri di fluido con conseguente riduzione della massa ed immediato sollievo.

Il liquido però rapidamente si riformo e dopo poco fu necessario drenarne nuovamente due litri.

Nonostante le cure, le condizioni generali del paziente tuttavia cominciarono a deteriorarsi, diventò impossibile camminare e comparse la febbre.

In seguito ad un ulteriore drenaggio di ben sei litri comparve dolore addominale così intenso da richiedere la somministrazione di morfina ma poco dopo morì.

Il nostro paziente era stato colpito fin da giovane da diverse malattie che gli avevano reso difficile frequentare la scuola ma era ristabilito crescendo, al punto di diventare un ufficiale dell’esercito e visse in relativa buona salute se si eccettua una fastidiosa gotta ed una tromboflebite a 53 anni.

Si trattava di Edward Gibbon, famoso scrittore dell’epoca (1737-1794) passato alla storia per essere l’autore dell’opera in sei volumi ‘Declino e caduta dell’Impero Romano’ la cui stesura richiese 15 anni.

Il contenuto riguardava ben 1500 anni di storia, dal primo secolo AC al 1453, anno della caduta di Costantinopoli e all’epoca fu quello che oggi chiameremmo un best seller, presto esaurito e popolare nonostante i contenuti critici e severi verso la Cristianità per i quali in diversi Paesi fu censurato.

L’opera venne pagata dall’editore 9000 sterline di allora, pari a 1.3 milioni di dollari attuali ma la malattia misteriosa condusse a morte lo scrittore poco dopo aver incassato.

Il testo rimase comunque popolare anche dopo la sua morte e  venne ad esempio citato ed elogiato da Churchill nelle sue memorie.

 

Di cosa morì Edward Gibbon?

Le note trascritte da uno dei suoi chirurghi che eseguì l’autopsia sembrano imputare il decesso ad un’ernia inguinale presente e trascurata per 30 anni.

Poco prima della morte l’ernia era così grossa da raggiungere quasi il ginocchio e conteneva l’omento e quasi tutto il colon, oltre a un litro di liquido sieroematico.

I tessuti erano infiammati e parte dell’intestino era gangrenato. Lo stomaco addirittura raggiungeva il colletto dell’ernia e il fegato era nodulare. Si trattava quindi di un’ernia da scivolmento associata ad una probabile cirrosi epatica causa della grande quantità di liquido accumulatosi: ascite.

L’ernia inguinale è descritta in testi medici che risalgono a 3000 anni fa ma una terapia efficace comparve solo nel ventesimo secolo. Rimedi improvvisati quali la cauterizzazione o la rimozione del testicolo e del funicolo spermatico sono descritti nell’antico Egitto, nella Roma antica e in Grecia ma si trattava di manovre pericolose, raramente efficaci ed in genere comprensibilmente temute ed evitate dai potenziali pazienti.

All’epoca di Gibbon la terapia chirurgica dell’ernia inguinale non era ancora disponibile e le cure si limitavano alla riduzione manuale del sacco erniario spesso associato a salassi.

Comune era poi l‘uso del cosiddetto cinto erniario, soluzione tuttavia che non fu proposta a Gibbon.

Ai suoi tempi la chirurgia era l’ultima spiaggia e riservata a casi estremi di ernie incarcerate. L’anestesia non era disponibile e questo rendeva difficili e dolorose le manovre necessarie per riparare l’ernia al punto che spesso la terapia chirurgica si limitava a incidere l’intestino contenuto nel sacco erniario in modo da creare una fistola enterocutanea e detendere l’ostruzione intestinale che si era verificata.

Oggi la chirurgia dell’ernia inguinale viene abitualmente eseguita ambulatorialmente e in anestesia locale, Il successo della procedura è la regola, le recidive rare e le complicanze assai infrequenti.

Capita raramente a noi chirurghi di osservare ernie così voluminose, cosa invece frequente purtroppo quando si opera in paesi in via di sviluppo dove le cure mediche sono insufficienti.

E’ uno degli intervento chirurgici oggi più comunemente eseguiti ma ai suoi tempi l’ernia restava una patologia intrattabile e, in caso di complicanze, spesso mortale.

Gibbon avrebbe dovuto attendere più di cento anni per poter avere la sua ernia inguinale riparata ed evitare di morirne.

 

Fonte: The case of the Author with an aching groin mass,Medscape, may 29,2013

www.EdwardGibbonStudies.com