Un'ampia revisione sistematica apparsa sulla rivista Gastrointestinal Endoscopy mostra come le diagnosi di esofago di Barrett potrebbero risultare inesatte in più di un terzo dei casi.

 L’ errore diagnostico è possibile se l’esame endoscopico viene eseguito in modo non accurato o da medici con scarsa esperienza nel settore. Un  lavoro pubblicato sulla più autorevole rivista internazionale di endoscopia digestiva (Corley D et al.: Diagnosing Barrett's esophagus: Reliability of clinical and pathologic diagnosis. Gastrointest Endosc 2009; 69:1004-10) ha messo in risalto tale grave possibilità.  Dai risultati di uno studio su circa 2500 pazienti è emerso che soltanto il 61,9% delle diagnosi totali risultava esatto, mentre nel 34,3% dei casi si assisteva a veri e propri errori diagnostici.  I pazienti che avevano ricevuto una diagnosi errata di esofago di Barrett erano affetti nel 25% dei casi da ernia iatale e nel 26% dei casi da esofagite, disturbi che possono essere facilmente confusi con l'esofago di Barrett, concludono gli autori.
In un editoriale di accompagnamento all'articolo Joel Rubenstein, della University of Michigan, offre alcune utili raccomandazioni per indirizzare al meglio questo problema. Una diagnosi accurata di esofago di Barrett, scrive Rubenstein, deve prevedere un eccellente livello di comunicazione tra endoscopista e patologo, con il primo che deve prestare particolare attenzione alla scelta dell'area in cui effettuare il prelievo per la biopsia e spendere una buona parte del suo tempo all'analisi accurata della giunzione gastroesofagea, in modo da escludere l'eventualità di qualsiasi altra patologia parzialmente sovrapponibile.

Per evitare errori diagnostici, i pazienti con evidenza o sospetto esofago di Barrett, vengono sottoposti nel nostro centro ad un esame endoscopico in una seduta programmata essendo necessari tempi maggiori rispetto ad una normale gastroscopia. Lo studio dell’esofago di Barrett richiede una particolare accuratezza  in quanto è necessario valutare attentamente tutta la superficie mucosa affetta dalla trasformazione cellulare ed eseguire multipli prelievi sui 4 quadranti. Per meglio mettere in risalto l’estensione dell’epitelio di Barrett e le eventuali alterazioni displastiche o tumorali (che possono non avere un’evidenza macroscopica) vengono utilizzati particolari reattivi o coloranti (acido acetico, soluzione di lugol, blu di metilene, ecc.) ed endoscopi con visione zoom o ad alta definizione. Solo in tal modo è possibile dare una risposta certa  escludendo errate diagnosi che hanno l’effetto di creare una lunga ed ingiustificata angoscia nei pazienti (e nei loro familiari).