Una passeggiata di 30 minuti al giorno, purché sia praticata quotidianamente, riduce il rischio di mortalità per cancro al colon.

È quanto sostengono alcuni ricercatori  della Washington University School of Medicine (Usa), guidati da Kathleen Y. Wolin, sulla base di uno studio pubblicato on line (8 febbraio 2011) dal British Journal of Cancer. Tale convinzione emerge da una meta-analisi di 20 studi che hanno visto il coinvolgimento di 250 mila persone intervistate mediante questionario  prima di effettuare la colonscopia (per screening o per sintomatologia).

Le persone che avevano praticato esercizio fisico per almeno 10 anni - come una passeggiata di 30 minuti al giorno - mostravano un rischio di mortalità per cancro al colon inferiore rispetto a chi aveva condotto un’esistenza sedentaria. In particolare è stata evidenziata una riduzione del 16% nella produzione di polipi e del 30 % nello sviluppo di grossi polipi (che hanno un maggiore rischio di sviluppare il tumore). Ridurre la produzione o le dimensioni dei polipi ha valore fondamentale in quanto, come è ben noto, il 90% dei tumori del colon origina proprio dai polipi.

Una costante attività fisica, inoltre, aveva ridotto anche il pericolo di sviluppare malattie cardiache, diabete e altre forme di tumore.

“I risultati dimostrano che l'attività fisica può ridurre il rischio di recidiva e di morte a seguito di una diagnosi di cancro al colon – spiega Wolin - . Anche chi precedentemente non era attivo può dunque iniziare ad allenarsi e constatare dei reali benefici”.

Inoltre, aggiungiamo noi, praticare un'attività fisica costante  migliora il transito intestinale diminuendo il tempo di contatto tra le feci e la mucosa. Considerando che le feci contengono sostanze tossiche, irritanti, mutagene e cancerogene, è chiaro che facilitando il transito delle feci si diminuisce il rischio di insorgenza di tumore nel colon. Da qui l’importanza di una corretta alimentazione e l’uso quotidiano di fibre (presenti soprattutto nei cereali, nei tuberi, nei legumi, nella frutta e nelle verdure).

La fibra, inoltre,  viene fermentata dai batteri intestinali che producono acidi grassi a corta catena, che contribuiscono a mantenere sane le cellule intestinali.

British Journal of Cancer (2011) 104, 882–885. doi:10.1038/sj.bjc.6606045 www.bjcancer.com - Published online 8 February 2011