Grande spazio nella stampa viene dato a nascite di bambini da madri celebri alla soglia dei 50 anni (o anche superati). Non si tratta di eventi miracolosi, ma di ricorso all'ovodonazione.
Per ovodonazione si intende una tecnica di fecondazione in vitro in cui vengono utilizzati ovociti donati e liquido seminale del partner maschile della coppia. Nonostante sia proibita dalla Legge 40, in vigore dal 2004, sono migliaia le coppie italiane che ogni anno si recano in altri Paesi europei dove questa tecnica è legale per poter avere un figlio.
La sterilità è un dolore nascosto, non molto condivisibile, di cui sostanzialmente ci si vergogna e, se è pur vero che oggi di sterilità si parla molto, è altrettanto vero che tanto più se ne parla in termini estremi, tanto più è vissuta in solitudine dalle centinaia di migliaia di coppie che hanno questo problema.
In questo contesto, l’ovodonazione è spesso vista come una tecnica per fare avere figli a mamme-nonne misconoscendo e sottovalutando tutti i problemi legati invece ad una menopausa precoce.
Le abitudini sociali sono cambiate; le donne hanno accesso agli studi, entrano nel mondo del lavoro e attendono di avere consolidato la loro posizione prima di avere un figlio.
La vita presenta sorprese e difficoltà e non è infrequente che dopo qualche anno di matrimonio avvenga una separazione, un divorzio e la nascita di un nuovo rapporto. Quando si forma una nuova coppia, anche se non più giovanissima, è comprensibile il desiderio di un bambino.
Si è quindi aperto un divario tra l’età biologica in cui la fertilità è al massimo (tra i 18 e i 25 anni) e l’età socialmente più idonea ad avere un figlio (30-35 anni ed oltre).
Un terzo delle donne che ritardano la gravidanza dopo i 37 anni e più della metà di quelle dopo i 40 avranno difficoltà a concepire indipendentemente dal fatto che abbiano già avuto figli in passato; si capisce quindi l’aumento della richiesta di ovodonazione, una tecnica che permette alla donna e alla coppia di vivere tutte le tappe biologiche legate alla gravidanza e al parto.
Sin dagli inizi della storia del mondo le coppie infertili che desideravano figli sono ricorse ad un aiuto esterno alla coppia per poterne avere. La Bibbia ne è un’autorevole testimonianza: “Abramo e Sara erano vecchi, ben avanti negli anni, e Sara non aveva più i corsi ordinari delle donne” per avere un figlio Sara concesse ad Abramo la sua schiava Hagar perché potesse partorire sulle sue ginocchia, così Sara diventava madre del figlio che nasceva.
La proibizione alla donazione di gameti in Italia non ha fatto desistere le coppie che ne hanno bisogno di ricorrere a questa tecnica negli altri paesi europei dove la legge invece lo consente .
E’ già stato largamente dimostrato che le proibizioni in ambito riproduttivo non arrestano una pratica, ma alimentano la clandestinità ed il ricorso all’assistenza in altre nazioni. Nel caso della proibizione della donazioni di gameti si è voluto ignorare la pluralità dei modelli genitoriali e familiari che la stessa adozione aveva messo in gioco, nel tentativo di legittimare un’unica forma di famiglia tradizionale basata sui legami biologici senza considerare che il concetto di famiglia va rapidamente cambiando nel vissuto comune e accanto al “legame di sangue” esistono altri legami, altrettanto importanti, basati sull’affetto e sull’assunzione di responsabilità.