Anche in Puglia, come del resto in tutto il territorio nazionale, il numero di coppie infertili è in considerevole aumento. Anche i problemi legati alla sessualità iniziano ad emergere in maniera significativa nella nostra regione. I motivi, secondo gli esperti, investono principalmente le condizioni legate ai mutamenti tipici della nostra società. Parliamo dell’innalzamento dell’età matrimoniale, del diffondersi di malattie a trasmissione sessuale, di errati stili di vita quali dieta ipercalorica, l’uso di droghe, l’abuso di alcool ed il tabagismo.

Eppure quella pugliese sembra essere una popolazione virtuosa rispetto alla media nazionale. Secondo dati forniti nel 2007 dall’Istituto per i Tumori di Bari i pugliesi cercano di esporsi il meno possibile a quei fattori di rischio che, secondo la scienza, alterano la funzionalità riproduttiva e sessuale: fumo, alcool ed alimentazione ricca di grassi animali.

La percentuale di non fumatori è più alta rispetto alla media italiana (il 60% contro il 53%); coloro che evitano gli alcolici al di fuori dei pasti sono il 30% (rispetto al 28% della media nazionale), mentre coloro che si concedono qualche bicchiere lontano dai pasti costituiscono il 19% rispetto al 26% del resto d'Italia. I pugliesi, forse, mangiano un po' più di carboidrati e proteine, ma usano molto olio di oliva che, com’è noto, contiene sostanze antiossidanti protettive per il nostro organismo.

Anche il Registro Tumori di Lecce, sottolinea la relativa bassa frequenza di quei tumori che hanno una correlazione con l’alimentazione. Il Registro, però, ha evidenziato un eccesso di tumori maligni correlati ad esposizioni ambientali ed occupazionali. E questo dato interessa in particolare le tre province pugliesi meridionali. La Puglia, purtroppo, non gode solo del primato di essere circondata da uno dei mari più belli d’Italia: la penisola salentina, infatti, si è aggiudicata i primi tre posti nella classifica dei dodici impianti italiani che producono più anidride carbonica e diossina.

Ed i risvolti negativi sulla salute sono sotto gli occhi tutti. L’insorgenza di neoplasie correlata ad esposizioni ambientali è aumentata significativamente. Sorge allora spontaneo chiedersi se ci sia una relazione diretta tra l’inquinamento e l’aumento dei problemi di infertilità dei pugliesi.

A mio avviso e secondo i numerosi esperti, riuniti a Lecce il 25 e 26 novembre in occasione del XVII Week End Clinico Nazionale della Società Italiana della Riproduzione (SIdR), la salute sessuale e riproduttiva dei pugliesi è stata compromessa principalmente dall’inquinamento ambientale. Negli ultimi tre decenni la formazione di gameti ha subito una netta diminuzione in termini quantitativi e qualitativi. Nel 1977, all’inizio della mia attività nel territorio, mi meravigliavo nel constatare che il 16% delle coppie pugliesi era infertile. Oggi parliamo del 25%. E la causa di questo declino, secondo il mio parere, è da imputare soprattutto all’inquinamento ambientale della nostra regione.

Nel corso della convegno sono stati presentati anche i risultati di uno studio condotto da Raffaela Depalo, fisiopatologa della riproduzione umana al Policlinico di Bari. “I dati che abbiamo a disposizione sono relativi ad uno studio osservazionale retrospettivo sulla risposta alla stimolazione ovarica da parte di donne sottoposte a fecondazione assistita. Abbiamo individuato una popolazione di donne che rispondeva male o non rispondeva alle terapie”. Gran parte di queste donne provenivano dalla stessa area di provenienza: “il bacino geografico in un raggio di 20 km intorno alla città di Taranto”.

Notato questo aspetto la Depalo e altri studiosi hanno deciso di avviare uno studio prospettico. “Su tutte le donne che provengono da quell'area e che si sottopongono alla fecondazione assistita eseguiamo ricerche biomolecolari sul siero e sul fluido follicolare volte ad individuare un recettore importantissimo per la maturazione dell'ovulo.

Questo recettore ha anche un'affinità elettiva per sostanze esogene come la diossina” sottolinea la ricercatrice. L'obiettivo dello studio è quello di capire bene gli effetti della diossina: “se la diossina agisce a livello dei follicoli primordiali, possiamo ipotizzare che il danno potrebbe essere più serio. Per questo è necessario uno studio epidemiologico sulla popolazione in aree soggette a forte inquinamento per poter capire quante donne vanno in menopausa prematuramente”.

Oltre ad un calo della fertilità in quell'area, l'Istituto Nazionale Tumori ha notato una forte incidenza del cancro al testicolo, alle ghiandole endocrine e leucemie. Per questo, recentemente, è stata aperta un'inchiesta dalla Procura di Taranto per disastro ed inquinamento ambientale a carico dei vertici dell'Ilva. La Procura ha quindi nominato tre periti in tema di epidemiologia ai quali si sono rivolti anche i coordinatori del Comitato “Taranto lider” (Libere Iniziative per la Diversificazione Economica e la Riconversione) esortandoli a tener conto dello studio presentato a Lecce durante il XVII Weekend Clinico della Società Italiana della Riproduzione.

Insomma anche la Puglia si sta rendendo conto dell’allarme ambientale solo da quando è stato evidenziato in maniera drammatica l’aumento dei casi di tumore. Ma quello dell’inquinamento non è un problema nuovo. Alla fine degli anni ’70 fui incaricato dal mio Professore di condurre, assieme ad altri colleghi, una ricerca sull’influenza degli ambienti di lavoro inquinanti sulla fertilità di coppia. Ebbi l’opportunità di visitare alcune fabbriche pugliesi e di constatare che la condizione ambientale influiva negativamente sulla capacità riproduttiva di chi vi lavorava. Evidenziammo un incremento significativo della sterilità nelle coppie in cui uno dei partner operava in ambienti inquinati, rispetto a coloro che lavoravano nelle campagne lontane dai principali centri industriali. Un incremento rilevato soprattutto nella zona dell’allora “Italsider” di Taranto … la ricerca si interruppe presto, perché fummo gentilmente messi alla porta dalle varie aziende.