Consigli estivi alle gestanti

Il sushi e il pesce crudo o poco cotto espone al rischio di contrarre infezioni da protozoi come la TOXOPLAMOSI, lo stesso dicasi per ostriche e cozze che provengono da acque contaminate. I pesci crudi, inoltre, soprattutto se eviscerati in maniera tardiva, possono ospitare il parassita alimentare Anisakis, responsabile dell'Anisakidosi.

Oltre alle infezioni vi è il rischio di intossicazione da mercurio, metallo che si accumula soprattutto in alcune varietà di pesce, tra cui l'orata, il pesce spada, il marlin, lo squalo e il tonno. Per questa ragione l'Afssa (l'Agenzia francese per la sicurezza sanitaria degli alimenti) raccomanda alle donne incinte, a titolo precauzionale, di evitare di mangiarne troppo regolarmente e di diversificare al massimo le varietà consumate.

I pesci di allevamento, come il salmone, sono protetti da questa esposizione: da una parte la loro vita è relativamente breve e, dall'altra, le acque in cui crescono vengono controllate con regolarità.

 

Lavare i vegetali con aceto o bicarbonato è falso

Lavare frutta e verdura con acqua e bicarbonato non elimina il rischio di infezione da toxoplasma in quanto il bicarbonato è in grado di eliminare solo alcuni agenti patogeni, per esempio i batteri Escherichia coli e Salmonella. E’ sconsigliato l’utilizzo dell’aceto in quanto la sua capacità disinfettante dipende molto dalla sua concentrazione e dalla durata di uso ed è limitata ai soli batteri.

 

Il Salmone affumicato si può mangiare?

Da recenti studi è emerso che mangiare cibi affumicati come carne, pesce, insaccati e formaggi espone il proprio organismo ad attività cancerogene. La causa starebbe negli aromi artificiali utilizzati per riprodurre in maniera più veloce l’affumicatura. La tossicità dipende da un particolare estratto di legno, utilizzato per il processo di conservazione degli alimenti, in grado di agire sul DNA delle cellule umane in maniera nociva (cancerogena). Pertanto non solo in gravidanza, ma anche al di fuori di tale condizione è auspicabile, se non addirittura l’astensione dal consumo di cibi affumicati o un diminuito consumo.