Il parto spontaneo dopo un taglio cesareo, conosciuto anche con l’acronimo inglese VBAC (Vaginal Birth After Cesarean), è una possibilità che deve essere offerta a tutte le donne gravide che sono state precedentemente sottoposte a taglio cesareo. Questa affermazione è riportata da tutte le linee guida delle maggiori società internazionali, oltre che da quelle italiane redatte dall’Istituto Superiore di Sanità.

Per molto tempo l’ostetricia ha subito il dogma che dopo un cesareo, necessariamente, si doveva praticare un altro cesareo. Tale affermazione, che forse poteva avere un senso quando i tagli sull’utero erano longitudinali, oggi non ha alcuna base scientifica, in quanto già dopo 6 mesi dall’intervento la parete uterina è perfettamente ricostituita e può affrontare senza problemi un travaglio di parto.

Il rischio di rottura d’utero, che per lungo tempo è stato l’evento che faceva desistere dal tentativo di travaglio, è stato drasticamente ridimensionato, in quanto, in base alla più autorevole letteratura internazionale si è verificato che si tratta di percentuali trascurabili (0,2 – 0,8%) e del tutto sovrapponibili a quelle che possono verificarsi con utero integro.

Le controindicazioni sono le seguenti: incisione uterina verticale o a “T” invertita; precedente miomectomia con apertura della cavità uterina; precedente rottura d'utero; tutte le (poche) condizioni ostetriche che in generale possono controindicare un travaglio di parto.

I benefici del VBAC sono classificabili a breve e a lungo termine. Rispetto a un nuovo taglio cesareo c’è il grande vantaggio della piena ripresa della propria autonomia immediatamente dopo il parto. Diminuiscono drasticamente, inoltre, la degenza ospedaliera, le perdite ematiche, il rischio di infezioni, di tromboembolismo e di complicanze anestesiologiche. I benefici a lungo termine consistono in una diminuzione, in successive gravidanze, del rischio di placenta previa, placenta accreta e di isterectomia.