Spesso è una domanda che viene rivolta al ginecologo dalla paziente che sta cercando una gravidanza: “dottore, quanto tempo mi rimane per avere un figlio?”

Uno studio pubblicato sulla rivista Reproductive BioMedicine Online e condotto presso il Center for Human Reproduction di New York, ha dimostrato una correlazione tra le caratteristiche del gene FMR1 (coinvolto nella cosiddetta sindrome dell’X fragile) e l’età riproduttiva della donna.

In particolare si è rilevato che quanto più basso è il numero di ripetizioni di una specifica sequenza di basi azotate tanto più probabile è la possibilità di andare incontro a menopausa precoce.

Si tratta di una base di studio e il prossimo passo dei ricercatori è ora mettere a punto un test che traduca questa caratteristica genetica in una sorta di calendario della fertilità, per consentire alle donne di scegliere consapevolmente i tempi riproduttivi.

 

E’ ormai prassi prescrivere, alla donna un pò più avanti negli anni che sta cercando di rimanere incinta, il dosaggio dell’AMH (ormone antimulleriano).

Uno studio pubblicato sulla rivista Menopause ha valutato le concentrazioni di questo ormone in un gruppo di 1.265 donne ed è stato osservato che le concentrazioni nel siero diminuiscono con l'avanzare dell'età e questo si verifica prima delle variazioni di altri marcatori come l'ormone follicolo-stimolante (FSH) e l’inibina B.

L’AMH regola infatti lo sviluppo follicolare precoce.

L’invecchiamento ovarico è dovuto alla diminuzione della quantità e della qualità dei follicoli. Poiché non è possibile valutare direttamente l'ovocita, bisogna ricorrere a markers indiretti. Tra questi vari marcatori sierici l’AMH ha diverse caratteristiche uniche che sottolineano la sua importanza come marcatore biologico di invecchiamento ovarico.

L’AMH viene secreto esclusivamente in follicoli ovarici ed è indipendente dal ciclo mestruale; il suo livello rimane pressoché costante da un ciclo all'altro.

 

Uno studio pubblicato sempre sulla rivista Menopause ha individuato quali possano essere gli obiettivi da raggiungere per valutare la paziente infertile.

Alcuni punti fermi della ricerca scientifica internazionale portano a valutare i criteri per l'insorgenza della fine della vita riproduttiva e l'inizio della menopausa, utilizzando i risultati relativi al dosaggio di FSH, il conteggio dei follicoli antrali, l’ormone antimülleriano (AMH) e l’inibina-B.

E’ importante valutare le caratteristiche dello stile di vita e dell’indice di massa corporea come anche la migliore comprensione dei processi di invecchiamento riproduttivo.

Inoltre bisogna tenere in considerazione i casi di donne con malattie croniche come l’HIV e quelle sottoposte a trattamento per cancro.

 

Abbiamo parlato di conta dei follicoli antrali. Questo esame consiste nell’esecuzione di una semplice ecografia transvaginale nei primi giorni del ciclo.

La conta dei follicoli antrali è oggi uno degli strumenti più efficaci per stimare la riserva ovarica femminile e/o le probabilità di ottenere una gravidanza. La conta dei follicoli antrali rappresenta un fattore predittivo del numero di ovociti maturi che si potranno ottenere nelle pazienti che devono essere sottoposte a stimolazione ovarica.

 

Tornando alla domanda iniziale “quanto tempo rimane per avere un figlio?”, al momento è possibile fornire una serie di indicazioni alla paziente, mettendo in correlazione tutti i dati che scaturiscono dall’esecuzione dei vari tests che abbiamo ricordato.

Sicuramente non è possibile indicare una data certa oltre la quale la donna potrà dichiararsi “fuori tempo massimo”, ma l’attività di consulenza del ginecologo è di fondamentale importanza per stimarla, quanto più possibile, in maniera esatta.