La terapia estrogenica vaginale a basse dosi è il rimedio più efficace per il trattamento dell'atrofia vaginale, conseguenza della mancanza di estrogeni della post-menopausa.

Tale condizione provoca dispareunia, maggiore incidenza di vaginiti e cistiti, stenosi vaginale, fino alla scomparsa del desiderio sessuale ed alla cessazione dei rapporti con il partner. Il 14 agosto 2017, Carolyn J Crandall, MD, e colleghi hanno pubblicato su Menopause i risultati dell'analisi dei dati del Women's Health Initiative Observational Study relativi al rischio di ammalare di carcinoma mammario, intestinale e endometriale, di stroke e di tromboembolismo nelle donne portatrici di utero ed utilizzatrici e non della terapia estrogenica vaginale.

Nel loro studio il rischio è risultato analogo. Addirittura, il GIE, cioè l'indice di rischio per evento globale, che misura l'epoca di insorgenza di carcinoma mammario, frattura di femore, stroke, tromboembolismo venoso o altra causa di morte in generale è risultato migliore tra le donne che ricorrono a tale terapia rispetto a quelle che non la utilizzano. Nelle donne isterectomizzate invece il GIE è risultato simile nelle due categorie.

Questi dati rassicurano sia i ginecologi che le pazienti sulla sicurezza del trattamento con estrogeni vaginali a basse dosi. Nelle donne con perdite ematiche vaginali o con tumore al seno occorre invece maggiore cautela ed in quest'ultime è utile consultarsi con l'oncologo.

Negli USA si sta addirittura valutando l'ipotesi di modificare il foglietto illustrativo di tali farmaci, alla luce di questi importanti risultati. 

Resta da definire se esistono differenze tra le diverse formulazioni in commercio (anello, tavolette, crema).