Welfare: lavoro, remunerazione, pensioni, assistenza e sanità sono i punti cardine posti alla base del "benessere" di ogni individuo.

Lavoro, previdenza, assistenza sanitaria, rappresentano, a ragione, ciò che un pò oscuramente, viene definito WELFARE. Politiche per il benessere, Stato Sociale, Stato assistenziale, sono tante le sfumature e le derivazioni che in qualche modo tentano di dare una connotazione compiuta a questo termine britannico. 

Ma se andiamo a ben vedere un po' di vero c'e' nell'accezione di questa terminologia, in cui il "benessere" sembra essere il punto di partenza e di arrivo in cui l'unica certezza posta al centro di tale dinamica è l'uomo e la sua vita. 

Come si può discernere o separare, dalla dinamica esistenziale di una persona, il lavoro, la sua remunerazione, l'assistenza sanitaria, la previdenza, nei momenti di maggiore vulnerabilità e criticità della parabola esistenziale di ognuno di noi ? Tutto ciò attiene al "benessere" di ognuno di noi ed il costruire politiche adeguate per sostenere e realizzare questo benessere, è compito preminente della politica di uno Stato Moderno e Civile.

C'e' un paradosso drammatico che si realizza in seno a questa società, in cui nessuno più riesce ad identificare il bandolo della matassa per poter riannodare le fila e costruire un modello di società, in cui vi sia uno spazio dignitoso per tutti. Bambini, giovani, anziani e vecchi. I giovani vivono una fase della loro esistenza in cui la loro visuale in avanti è un cielo spezzato, o al meglio curvato, in cui non si riesce a vedere una prospettiva, un paesaggio nelle immediate vicinanze del loro quotidiano divenire.

I giovani non hanno futuro perché il loro futuro è già tutto occupato dai loro nonni, padri, e fratelli maggiori. L'allungamento della vita di ognuno di noi e la necessità di dare sostegno, fino alla fine dei loro giorni, ai nonni e ai padri, brucia le prospettive ai giovani, logora e consuma il dispiegare del loro divenire. Ma se il progresso, oggi, si identifica con l'allungamento della vita di tutti, con il miglioramento complessivo della qualità della vita, ciò vuol dire che tutto questo progresso, ha un costo spaventoso per tutti. Vivere a lungo e vivere bene ha, nella nostra stringente attualità, costi enormi. Ma se gli anziani restano sul posto di lavoro fino a 70 anni, vuol dire che i giovani non troveranno quei posti liberi, per un loro fisiologico turnover. E quando i "vecchietti" andranno in pensione, qualcuno quella pensione dovrà loro pagarla per altri 20 anni. Ciò perché' la vita media, di uomini e donne, ha ormai superato gli ottanta anni, ed oggi un ottantenne, per di più con un po' di fisiologici "acciacchi", se non di malattie croniche, costa alla comunità (tra pensione ed assistenza sanitaria) un mucchio di quattrini. 

Allora, in una società ed in paese, come l'Italia, in cui le nascite sono ai livelli più bassi di sempre e d'Europa, dovremmo avere il coraggio di riformare completamente il modello di welfare che oggi vediamo applicato sul nostro territorio. 

E' mai pensabile di avere, nel nostro modello di sanità, ancora oggi, il pediatra obbligatorio, mentre non esiste alcuna formalizzazione disciplinare ed istituzionale di un medico - il geriatra - che si prenda cura, capillarmente ed in via strutturata dello sterminato esercito di vecchi ed anziani che popolano e popoleranno, sempre di più, l'Italia dei prossimi anni? 

Bisogna avere il coraggio di guardare in faccia la realtà in cui viviamo. Le nostre condizioni economiche complessive, ciò che ci riserva il futuro e da qui rielaborare un modello di welfare adeguato per le nostre possibilità, senza correre il rischio di scendere sotto il profilo essenziale, di modelli che non siano dignitosi per la persona, nella loro applicazione reale.