Si è fatto un gran parlare in questi giorni di antibioticoresistenza, sono rimbalzati allarmi dalla Gran Bretagna, fino a noi, con notizie riportate sulla stampa laica e non.

In verità di questo fenomeno ci accorgiamo tutti i giorni quando non prescriviamo antibiotici (su richiesta) o quando educhiamo i nostri pazienti a non assumere antibiotici in presenza di infezioni presumibilmente virali o sulla giusta durata della terapia.

Da diverso tempo va in onda uno spot in TV e con manifesti in strada del Ministero della Sanità su un utilizzo responsabile degli antibiotici.

In effetti le cifre sono devastanti, una su tutte (dati italiani ISS 22.01.2015) la resistenza agli antibiotici nel nostro paese è tra le piu elevate in Europa anche al di sopra della media.

Nell'ultimo quadriennio (2010-14) si è osservato un aumento nelle specie Gram -negative (le più aggressive) relative alle piu comuni classi di farmaci con punte ad esempio per la K. pneumonie del 34%.

Se a questa osservazione vi riporto uno studio, da addetti ai lavori, (J.Bone Joint Surg Am.2015) in cui veniva rilevata una contaminazione batterica elevata (dal 75-83%) sui cellulari di Chirurghi Ortopedici di un ospedale americano (con una parziale eliminazione dopo disinfezione) avrete capito il titolo di questa news.

Accanto ad una igiene psicologica (abbassare il volume del telefonino, non usarlo quando si è alla guida e ogni tanto tenerlo spento), occorre lavarsi spesso le mani (a maggior ragione se si è in ambulatorio) prima di toccare il cellulare e pulirlo periodicamente.

Cose facili da dirsi ma (speriamo) anche a farsi. Proviamoci almeno.