E' notorio che una delle prime prescrizioni dietetiche per il controllo della pressione arteriosa negli individui border-line sia quello di un più ristretto regime nel consumo di sale da cucina. Sembra che l'apparato cardiocircolatorio risponda all'assunzione consistente di sale nei cibi attraverso due meccanismi: riduzione della temperatura corporea e aumento della pressione arteriosa.

Alcuni ricercatori americani del Kent State University, Exercise and Environmental Physiology Laboratory, Kent, OH, USA e Penn State Heart & Vascular Institute, Pennsylvania State University College of Medicine, Hershey, PA, USA hanno svolto uno studio su volontari maschi sani sottoposti un gruppo ad ingestione di acqua e sale e un gruppo solo di acqua.

In tutti e due i gruppi si è assistito ad una riduzione della temperatura corporea e in quelli che avevano ingerito acqua e sale si sono ulteriormente distinte due classi: i cosiddetti sale-resistenti (SR) in cui la riduzione della temperatura è stata maggiore di quelli sale-sensibili (SS) in cui la riduzione della temperatura rettale misurata era inferiore ma che presentavano un maggiore incremento dei valori pressori arteriosi.

La conclusione che se ne può trarre è che l'apparato cardiovascolare in qualche modo entra in una sorta di conflitto quando si trova di fronte ad un eccesso di sale perchè deve preoccuparsi di regolare un controllo della temperatura e contemporaneamente dei valori di pressione.

Già in in precedente studio del 2004 di He FJ e McGregor GA. pubblicato su Pub-Med si erano riscontrati effetti benefici sul controllo della pressione arteriosa e delle sue complicanze, quando la dieta era associata ad una modesta riduzione dell'apporto di sale nel lungo periodo.

Occhio quindi a come insaporiamo i nostri cibi!