Un interessante articolo apparso sull'ultimo numero di “Nature”, la prestigiosa rivista scientifica americana, riporta la notizia di uno studio effettuato dall'equipe di neuroscienziati della Università del Wisconsin-Madison, diretti dal Prof. Giulio Tononi. I ricercatori studiando e monitorando il cervello di cavie sembrano aver trovato le cause dell' aumentato numero di piccoli errori commessi involontariamente nella vita quotidiana quando il cervello risulta stanco e necessita di un recupero col sonno.

In pratica si è evidenziato che piccole aree del cervello appaiono scollegarsi per entrare in una fase di riposo molto prima che l'animale passi effettivamente dallo stato di veglia a quello di sonno. Prima di allora si riteneva che l'eccessiva stanchezza coinvolgesse il cervello nella sua totalità: in realtà una fase precoce prevede che invece alcune aree si ”addormentino” prima pur mantenendo lo stato di veglia. Questa condizione sarebbe responsabile dell'aumentato numero di piccoli errori, anche banali, rispetto a quelli che la nostra consuetudine non ci farebbe mai commettere in una situazione di benessere e riposo.

Il nostro cervello in realtà manda già dei piccoli segnali d'allarme prima che il sonno sopraggiunga che possono compromettere seriamente una attività lavorativa delicata e che richieda particolare attenzione, abbassandone il livello.

L'insidia è quindi dietro l'angolo.

Non bisogna quindi aspettare che il sonno prenda il sopravvento per ritenerci stanchi e bisognosi di recupero neuronale perchè questo stato può precedere anche di molto il passaggio al sonno ristoratore.

Questo può avere dei risvolti veramente pericolosi quando si pensi a certe attività come quella medica o infermieristica, dove a causa di turni massacranti in ospedale, per organici ridotti all'osso, per la necessità di compensare i blocchi di assunzioni a fronte di una mole di lavoro sempre maggiore, per la necessità di tamponare assenze per malattie senza garantire supplenze temporanee, in un'ottica di risparmio incosciente senza limiti, una piccola distrazione per stanchezza può essere fatale.

Per approfondimenti: http://www.nature.com/news/2011/110427/full/news.2011.259.html