IL CONTROLLO PRESSORIO NELLA PREVENZIONE DELLA INSUFFICIENZA RENALE. È noto che un quarto della popolazione adulta è affetta da ipertensione, e che elevati valori pressori, insieme alla presenza di proteinuria, rappresentano il più importante fattore di rischio per la progressione dell'insufficienza renale cronica (IRC). Infatti, esiste una stretta correlazione tra elevati livelli pressori e malattia renale, e spesso è difficile stabilire se il danno d'organo sia secondario all'ipertensione o se l'ipertensione sia secondaria al danno d'organo da altra causa. L'ipertensione arteriosa infatti può rappresentare sia la causa iniziale e di progressione del danno funzionale renale, sia una conseguenza di quest'ultimo.

Il rischio di sviluppare insufficienza renale associato all'ipertensione è stato studiato in modo approfondito solo nelle ultime due decadi, e gli studi eseguiti hanno evidenziato che i pazienti con ipertensione di grado III hanno un rischio relativo 22 volte maggiore di IRC terminale rispetto ai soggetti normotesi.

La malattia renale cronica è in continuo aumento, e il numero dei pazienti in dialisi raddoppierà nei prossimi anni sia per il progressivo invecchiamento della popolazione, sia per l'aumentata sopravvivenza dei pazienti affetti da patologie cardiovascolari, che rappresentano, insieme al diabete, la principale causa di insufficienza renale terminale che necessita di dialisi.