E’ così definita una condizione clinica caratterizzata da aumento di volume di un linfonodo o di una catena linfonodale (forma localizzata) o da un aumento di volume di più catene linfonodali non contigue (forme generalizzate); la dimensione dei linfonodi dipende dall'età del soggetto, dalla localizzazione e da qualsiasi evento immunologico antecedente o attuale che li coinvolge.

La maggior parte delle linfoadenopatie sono dovute a malattie benigne autolimitanti, spesso ad eziologia virale o batterica, ma possono essere causate da una vasta gamma di condizioni immuno-reumatologiche, metaboliche ed oncologiche che devono essere rapidamente riconosciute. L'esatta incidenza di linfoadenopatie non è nota; circa il 75% di tutte le linfoadenopatie sono localizzate e causate da patologie specifiche dell'area di drenaggio; le linfoadenopatie da causa non determinata non sono comuni (< 1% dei pazienti) mentre circa il 25% sono invece forme generalizzate e rappresentano, non di rado, una manifestazione di una malattia di base più importante.

I pazienti devono essere attentamente valutati da un punto di vista anamnestico, senza trascurare anamnesi farmacologica e lavorativa (esposizione a sostanze ed inquinanti) ed eventuali abitudini voluttuarie e sessuali; attenzione inoltre deve essere posta a possibili segni e sintomi associati quali febbre (caratteristiche ed andamento), sudorazione notturna, malessere generale, perdita di peso, rash cutaneo, dolore o eventuali altri segni di infezione locale o sistemica. Oltre al controllo clinico di tutte le stazioni linfonodali superficiali (numero di linfonodi interessati, consistenza, mobilità, presenza di dolorabilità, eritema o calore) è utile escludere il coinvolgimento di stazioni addominali (catene lomboaortiche) e l’eventuale interessamento di fegato e milza (epatomegalia o splenomegalia), anche con il ricorso ad esami strumentali.

Nella maggior parte dei casi un’accurata valutazione anamnestica e clinica sarà in grado di determinare la gravità o meno delle manifestazioni e la conseguente necessità di esami laboratoristici e strumentali specifici o il consulto di un altro specialista (infettivologo, immunologo, ematologo, oncologo etc). L'aspetto più importante è quindi la gestione, il riconoscimento e l'esclusione di malattie gravi; i pazienti in follow up diagnostico e/o terapeutico devono essere avvisati di prestare attenzione in caso di peggioramento o comparsa di altri segni o sintomi. Eventuali complicazioni, così come prognosi e terapia, dipendono in larga misura dal l'eziologia sottostante.