Vi fu un caso medico-legale a Milano, una ventina di anni fa; una signora denunciò la compagnia aerea perché durante un volo gli era "scoppiata" una protesi mammaria, ovvero la protesi di silicone era fuoriuscita attraverso la cicatrice chirurgica.

La signora sosteneva che a causa di una pressurizzazione anomala all'interno dell'aereo la protesi mammaria era stata "risucchiata" all'esterno, dopo avere "riaperto", lacerandola improvvisamente, la cicatrice chirurgica.

La vicenda aveva dell'incredibile, in quanto una protesi mammaria in buone condizioni è in grado di resistere anche a schiacciamenti e maltrattamenti di un certo rilievo.

Infatti, venne a galla che si trattava di un tentativo di truffa.

La malaccorta signora ebbe la sfortuna di essere esaminata dallo stesso medico-legale (uno dei miei compianti maestri) nominato dal Giudice, che anni prima l'aveva visitata per una vicenda di malpractice del suo chirurgo estetico; così venne fuori che anni prima la signora si era sottoposta ad un intervento di protesi mammaria; l'intervento era riuscito male, era subentrata una infezione, la cicatrice chirurgica del taglio cutaneo attraverso il quale viene inserita la protesi si era infettata e la protesi era fuoriuscita.

Per quella vicenda la signora era già stata lautamente risarcita.

Dopo qualche anno l'ingenua signora aveva pensato che poteva sfruttare un secondo lauto risarcimento, "inventandosi" lo scoppio di quella stessa tetta durante un volo in aereo; in realtà si trattava solo di una nuova graduale lacerazione spontanea della vecchia brutta cicatrice chirurgica che non si era mai del tutto consolidata.

Forse la signora aveva letto da qualche parte nelle varie bufale su internet che una protesi mammaria può scoppiare in aereo a causa della depressurizzazione; aveva così creduto ad una leggenda metropolitana, che gli è costata una bella denuncia penale.