Conosciamo tutti i problemi del traffico nelle ore di punta e, nonostante i falsi propositi di tutte le Amministrazioni di qualsiasi colore politico, si continua a utilizzare l’auto illudendosi di far prima che a piedi o con il mezzo pubblico.

Le lunghe teorie di auto,nella maggioranza dei casi,con a bordo solo il conducente, fanno parte ormai delle cartoline illustrate delle nostre città.

Le strie bianche e rosse delle auto fotografate con un determinato tempo di esposizione, sono un ornamentale tappeto di un castello o a di una cattedrale proiettata sullo sfondo, le cui caratteristiche architettoniche passano in secondo piano e la visione quindi diventa secondaria alle luci motorizzate.

 

Ognuno di noi conosce anche la solerzia di molti agenti di polizia urbana o meno urbana addetti al controllo del traffico,ma solo dietro un monitor dal quale si dilettano a leggere i numeri delle targhe e a copiarle al pari di un gioco che i ragazzini di circa 50 anni fa avevano inventato.

Gli ingorghi, illuminati dai lampioni stradali e da enormi luci al neon di un cartellone che ti invita a comprare ancora auto, sono come un palcoscenico o set cinematografico, dove però gli attori sono come statue o esseri inebetiti in attesa di un deus ex machina che scenda a liberarci da altre machinae.

E la scena è commentata da una colonna sonora suonata da innumerevoli clacson che, grazie alle diverse tonalità che le diverse marche forniscono e alla nostra ormai desueta abitudine ad acquistare prodotti di casa nostra, a ben pensarci, se ci si mettesse un po’ d’accordo si potrebbe orchestrare un suono più o meno melodioso o un ritmo simil sudamericano che ci farebbe al fine giungere nelle nostre case un po’ meno nevrotici.

 

L’ingorgo quindi nevrotizza, ma spesso il nervosismo si placa interrotto dall’apparire alle nostre spalle di una luce blu e di un suono lungo e stridente che,quasi come un pianto, ci chiede strada.

Noi, felici di favorire il suo passaggio, ci spostiamo caoticamente ora a destra ora a sinistra,finchè riusciamo a darle un spiraglio di corridoio e,quasi consapevoli di aver fatto una buona azione, ci incolonniamo di nuovo un po’ più contenti.

 

Nei successivi interminabili metri da percorrere per giungere a casa, pensiamo di essere fortunati rispetto al “contenuto” di quella ambulanza e per qualche minuto il concerto di clacson si placa.

In quel surreale silenzio a qualcuno viene in mente che quelle luci blu sonore le ha sentite anche al mattino,recandosi al lavoro, mentre all’ora della pausa caffè o del pranzo o all’ora del thè o di cena guardando sulla pubblica via può notare la stessa ambulanza procedere silenziosa e non illuminata.

 

L’illumnazione invece dovrebbe venire a noi tutti e chiederci: come mai solo in quelle ore le ambulanze corrono (o tentano di correre) frenetiche verso un pronto soccorso? Quale strana patologia prende gli abitanti dalle sette alle dieci antimeridiane per poi ritornare ad avere un picco di incidenza nelle stesse ore postmeridiane?

 

La risposta è difficile e molti illustri clinici, riuniti in un Simposio, hanno annunciato che non sono riusciti ancora a identificare il batterio o il virus che entra in azione in quelle ore.

Uno studente ha azzardato una ipotesi: è il virus denominato furberia soccoritorum, disse! ma fu scacciato ignominiosamente dall’aula.