Una ragazza ammalatasi di leucemia linfoblastica, quando ancora minorenne, muore due settimane dopo il compimento dei 18 anni.

I genitori furono accusati di omicidio colposo per non aver voluto far sottoporre a chemioterapia la loro figlia, convincendola a non curarsi.

Fu loro tolta la patria potestà, ma il tutore della ragazza (un medico legale) nulla poté fare perché la volontà della ragazza, seppur mancavano pochi mesi al compimento della maggiore età, fu ugualmente considerata maggiorenne.

I genitori seguaci della delinquenziale teoria di Hammer che identifica l’insorgenza dei tumori in un trauma psichico, poiché tre anni prima un altro figlio moriva a causa di un aneurisma, si convinsero che la leucemia fosse insorta per il dolore della morte del fratello e che andava curata con metodi naturali.

Qualche giorno fa la sentenza che scagionava i genitori dall’accusa di omicidio colposo aggravato.

Le motivazioni della sentenza si sapranno fra 90 giorni e sarà interessante conoscerne le motivazioni.

Quando la ragazza si ammalò era minorenne (anni 17), ma chissà come e perché quel rifiuto fu ritenuta la volontà di una maggiorenne.

A tale stregua si potrà dare la patente ai quasi diciottenni?

La ragazza, come affermano i medici di Padova, aveva più chance di vivere che di morire come molti giovani che, lottando con tutte le loro forze ce la fanno. E poteva farcela anche Eleonora! (questo il suo nome)

Possiamo, in attesa delle motivazioni, solo fare ipotesi sull’assoluzione dei genitori, ma è facile comprendere che se essi sono stati prosciolti <perché il fatto non costituisce reato>, il Giudice avrà ritenuto che le convinzioni dei genitori non siano una colpa.

A fronte di questo, un altro Tribunale inquisisce chi ha accompagnato in Svizzera l’amico (maggiorenne) che ha espresso la volontà del suicidio assistito.

Non voglio commentare se tale forma di metter fine ai propri giorni sia o meno condivisibile, ma non ho capito e non capirò mai quale reato compie chi accompagna una persona che ha espresso quel desiderio.

In questo caso il dj Fabiano Antoniani (40 anni), cieco, tetraplegico a seguito di un grave incidente, ma vigile e cosciente senza alcuna speranza di guarigione sceglie di morire. Lo fa in Svizzera dove legalmente è possibile e i nostri Giudici non potendo perseguire nessuno, inquisiscono l’amico che lo ha accompagnato.

Il processo si sta svolgendo in questi giorni a Milano. Verosimilmente Marco Cappato, si spera, sarà assolto, in questo caso davvero, perché il fatto non costituisce reato. E quale reato? Istigazione al suicidio? Ma se il dj aveva espresso la sua volontà?

Quei genitori invece, seguaci di un delinquente, radiato dall’Ordine dei Medici, non hanno colpa per aver lasciato morire una ragazza di 18 anni.

L’ignoranza non è una colpa? Ma non è vero che la Legge non ammette ignoranza?

La Medicina ha subito un’altra sconfitta? Spererei di no, ma questa sentenza non fa ben sperare perché, a mio parere, spianerà ancor di più la strada a chi, imbonito anche da medici ignoranti della medicina, non vorrà, per esempio, far vaccinare i propri figli.