Neuroscienze Forensi: Disturbo Antisociale di Personalità.

Di fronte a comportamenti che fanno inorridire la opinione pubblica e molti degli addetti ai lavori per quel che concerne il Diritto sono soliti voler attribuire alla "follia" l'atto/reato quasi a voler esorcizzare il lato oscuro dell'essere umano.

Il Tratto o il Disturbo Antisociale di Personalità è assolutamente egosintonico.

Non si tratta di agiti d'impeto (i così detti "raptus", ma poi questi esistono realmente? o sono il frutto maturo di un iniziale e crescente disagio del quale il reo è consapevole ma si rifiuta di chiedere aiuto per il proprio stato fino a giungere a superare la soglia di un ipotetico cut-off, sempre che anche questo esita, nel quale il discontrollo è in realtà un "non-discontrollo" poichè sempre egosintonico, consapevole e coincidente l'assetto personologico del reo) bensì di comportamenti consapevoli ed in piena capacità di autodeterminazione.

Il soggetto è, pertanto, imputabile e pericoloso socialmente.

Se il reato configura un agito di sangue con uccisione di una persona il provvedimento (sentenza) dovrebbe essere quello di: "fine pena mai".

Sarebbe molto interessante, e finalmente la strada sembra essere quella intrapresa nei tribunali nell'ultimo decennio, una indagine peritale "evidence based" di tipo Neuroscientifico mediante metodiche quali la neuroimaging morfologica e funzionale, la neurofisiopatologia, la genetica molecolare... ...a conferma o disconferma di uno status di perenne pericolosità sociale.

Coloro i quali si occupano di Neuroscienze Forensi sono chiamati a rivalutare la situazione clinica di persone che vengono inviate dal magistrato.

E' tuttavia ritenuto da molti che i disturbi antisociali di personalità, ovvero gli psicopatici di una volta ossia coloro che fanno soffrire la società, non siano trattabili dal punto di vista psichiatrico e non rispondono ad alcuna terapia farmacologica o psicologica.