Introduzione 

Un recente studio multidisciplinare italiano coordinato da ricercatori dell’Università di Torino, dimostra che il Sirolimus sarebbe in grado di modulare favorevolmente il complesso meccanismo di eliminazione delle scorie cellulari contrastando meccanismi patogenetici di alcune patologie ed anomalie vascolari.

 

Dati di letteratura

Il Sirolimus è un immunosoppressore usato per prevenire il rigetto nei trapianti d'organo. Viene utilizzato anche negli stent coronarici a rilascio di farmaco. Inoltre, è in fase di sperimentazione clinica per il trattamento di complesse anomalie vascolari pediatriche per il suo potenziale antiangiogenetico. E’ classificato come antibiotico macrolide, di derivazione batterica (Streptomyces hygroscopicus) scoperto inoltre che sembra essere in grado di aumentare l'aspettativa di vita nei topi da laboratorio essendo capace di inibire il differenziamento cellulare e promuovere l'auto-rinnovamento delle cellule staminali determinando valori di espressione genica delle deacetilasi istoniche opposti rispetto a quelli visti nel differenziamento e nell'invecchiamento. Uno dei possibili effetti collaterali in un campione di terreno proveniente da Rapa Nui (isola di Pasqua), da cui l’altro nome Rapamicina. Il suo bersaglio nei mammiferi è una serina treonina chinasi (mTOR), enzima che regola la crescita, la proliferazione, la motilità e la sopravvivenza cellulari. Dati scientifici recenti indicano è la difficoltà nella cicatrizzazione delle ferite.Guarda ancheLeggi anche

 

Il complesso meccanismo biologico che serve a eliminare i rifiuti cellulari (Autofagia) è essenziale e i suoi difetti di funzionamento sono correlati a svariati quadri patologici in cui i materiali di scarto si accumulano progressivamente, danneggiando l’organismo in svariati distretti. La compromissione di questo complesso meccanismo è chiamata in causa nella patogenesi delle malformazioni cavernose cerebrali, altresì definite angiomi cavernosi, lesioni vascolari di tipo amartomatoso caratterizzate da agglomerati(gomitoli) di capillari ematici dilatati e fragili (di facile rottura spontanea con sanguinamenti intracerebrali a volte anche importanti e pericolosi a seconda della sede) che possono essere causa di crisi epilettiche e deficit neurologici anche permanenti (cefalea, disturbi della vista, dell’udito o del linguaggio, ridotta sensibilità degli arti). Sono comunque asintomatici nel 70-80% dei casi ed il loro riscontro avviene in genere per caso in neuroimmagini richieste per altri motivi. Hanno una prevalenza di circa 3- 5 persone su mille e possono avere un’origine genetica (esistono forme multiple e familiari). La diagnosi viene sempre suggerita o confermata dalle sequenze della risonanza magnetica. Il deficit dell’autofagia può essere causato da mutazioni dei tre geni già noti per essere coinvolti nella genesi dei cavernomi e svolge un ruolo cruciale nell’insorgenza delle malformazioni cavernose cerebrali favorendo la fragilità delle giunzioni tra le cellule che formano i capillari sanguigni cerebrali. L’asportazione chirurgica riduce il rischio di futuri sanguinamenti o di crescita del cavernoma ma a volte, a seconda di sede e dimensioni della lesione, può essere rischiosa o non praticabile. La terapia farmacologica è ad oggi solamente sintomatica (es profilassi di crisi epilettiche e cefalalgiche).

 

Conclusioni

I ricercatori hanno anche dimostrato che Sirolimus è in grado di ripristinare a livello genetico questo processo di ringiovanimento cellulare, contrastando così i meccanismi alla base della malattia. Certamente occorre attendere risultati in real life di efficacia e safety che possano fornire conferme a lungo termine a queste affascinanti anticipazioni sperimentali.

 

Riferimenti

  1. S.Marchi et al Defective autophagy is a key feature of cerebral cavernous malformations, EMBO Molecular Medicine, vol 7,11 ; 2015,1403-17
  2. R A Haasdijk1 et a l Cerebral cavernous malformations: from molecular pathogenesis to genetic counselling and clinical management European Journal of Human Genetics (2012) 20, 134–140
  3. www.ccmitalia.unito.it/