Questo articolo si può considerare un supplemento del mio precedente blog (Cosa si può fare se si è geneticamente predisposti all'Alzheimer?) in cui è stato propugnato il ruolo della dieta ricca di vegetali per la prevenzione dell’Alzheimer, in quanto si prefigge di illustrarne meglio il fondamento scientifico.

Sulla rivista Neurology del 20 Dicembre 2017 sono stati pubblicati i risultati dello studio prospettico Rush Memory and Aging Project, condotto da Martha Clare Morris, alla Rush University, di Chicago, Illinois. Una popolazione di 960 partecipanti dell’età media di 81 anni con un livello medio di istruzione di 14,9 anni, di cui il 74% di sesso femminile, è stata sottoposta ad un follow-up di 4,7 anni.

All’atto dell’arruolamento nello studio, nessuno mostrava segni di demenza. I partecipanti sono stati sottoposti annualmente a test neuro-psicologici per la valutazione del potenziale cognitivo ed a frequenza trimestrale a questionari sulle abitudini alimentari.

E’ emerso che il tasso medio di declino cognitivo globale fra coloro che avevano consumato 1-2 volte al giorno vegetali a foglia verde rispetto a coloro che ne avevano assunto di rado o per niente è stato pari a 0.08 Unità Standardizzate per anno. Il valore statistico di ciascuna unità standardizzata era posta pari a β = 0.05 (P =. 0001). In un modello lineare misto regolato anche su altri parametri (età, sesso, livello culturale, partecipazione ad attività cognitive e fisiche, consumo di pesce, fumo ed alcool) il tasso di declino cognitivo era più lento nel gruppo che aveva assunto una media di 1.3 portate di verdure al giorno (quintile più alto) rispetto a quelli del quintile più basso (0.09 al giorno).

Pertanto, sulla base del declino accertato, è risultato che il livello cognitivo dei soggetti nel quintile più alto comparato a quello dei soggetti nel quintile più basso era come se questi fossero più giovani di 11 anni. Ciò ha indicato che i nutrienti di cui spinaci, lattuga, verza e cavolo sono ricchi (folati, fillochinoni, nitrati, α-tocoferolo e luteina) esplicano una funzione protettiva che si traduce proporzionalmente in un rallentamento del declino cognitivo.

Ciò ha indotto gli investigatori ad identificare i fattori che esplicano questo effetto benefico sulla salute del cervello, allo scopo di incrementare la strategia dietetica di prevenzione del danno cognitivo nei soggetti anziani. 

Pertanto, in un’analisi parallela la dieta è stata arricchita con supplemento di fillochinone, luteina, β-carotene e folati, rilevando del pari una riduzione del tasso di declino cognitivo, e desumendo che fossero questi i nutrienti all’origine del benefico effetto della dieta con vegetali a foglia verde.

Essi ritengono che questi nutrienti abbiano meccanismi d’azione indipendenti che proteggono il cervello in modo sinergico. Infatti, l’incremento di livello di β-carotene è associato a ridotte lesioni della sostanza bianca peri-ventricolare; la luteina attenua lo stress ossidativo che causa neuro-infiammazione; il folato inibisce la fosforilazione della proteina tau, elemento cruciale nella patogenesi della malattia di Alzheimer. Se già nel 1862 Ludwig Feuerbach, nel Mistero del sacrificio sosteneva che se si vogliono migliorare le condizioni spirituali di un popolo, bisogna innanzitutto migliorarne le condizioni materiali, a cominciare dall’alimentazione, sulla base di queste recenti acquisizioni assume maggior validità la sua celebre affermazione “l’uomo è ciò che mangia”, al fine di preservare l’integrità del cervello e quindi dello spirito.