Spesso considerata come una semplice procedura estetica, la blefaroplastica superiore e la correzione della ptosi palpebrale, secondo un nuovo studio pubblicato su Ophthalmology, comportano significativi miglioramenti anche nella qualità della vista, nella visione periferica e, indirettamente, nella qualità di vita. L'intervento, invece, non è quasi mai coperto dal Sistema Sanitario Nazionale, in quanto ritenuto facoltativo per il paziente. Sono state analizzate le informazioni di numerose pubblicazioni precedenti per ottenere informazioni sulle alterazioni anatomiche e funzionali che determinano la decisione di intervenire chirurgicamente.

 

Le alterazioni comprendono:

 

- distanza del margine palpebrale dal riflesso corneale minore di 2 mm;

 

- perdita del campo visivo, dalla parte superiore, di almeno 12 gradi o del 24 per cento;

 

- difficoltà o compromissione della vista nella lettura o in altre attività svolte da vicino;

 

- tendenza al sollevamento del mento (testa all'indietro) da parte del paziente a causa dell'oscuramento dell'asse visivo, per la presenza della palpebra davanti al forame pupillare;

 

- sintomi di disagio o di affaticamento degli occhi dovuti alle palpebre cadenti.

 

 

Per tutte queste ragioni, l'intervento di blefaroplastica non dovrebbe essere procrastinato quando sono già presenti i sintomi ed i segni clinici. Si eviterebbe, così, di lasciare il paziente in difficoltà nella propria vita di relazione e nelle proprie attività produttive.