Il Glaucoma è una patologia molto grave e rappresenta la prima causa di cecità nei Paesi industrializzati.

Il glaucoma è  caratterizzato da un aumento della pressione intra – oculare (IOP) a cui corrisponde un conseguente lento e grave danno al NERVO OTTICO che si manifesta clinicamente con alterazioni del campo visivo con perdita della visione periferica.

Il glaucoma è una patologia cronica che per le sue specifiche manifestazioni (ladro silenzioso della vista) non si manifesta mai al paziente, se non nelle fasi più avanzate della malattia, mai una sintomatologia dolorosa, né manifestando danni della funzione visiva centrale se non negli stadi terminali .

E' quindi di fondamentale importanza poter diagnosticare la malattia nelle fasi molto iniziali quando il Glaucoma è ancora asintomatico.

Con il progressivo invecchiamento della popolazione europea , si calcola un incremento dei pazienti Glaucomatosi del 21% nel 2010 e del 35% nel 2020, rispetto ai dati attuali.

Per questo ma soprattutto per la gravità del deficit visivo che il glaucoma può determinare, il GLAUCOMA viene giustamente considerato una PATOLOGIA SOCIALE .

Il valore di pressione intraoculare che determina l'insorgenza o la progressione del danno oculare è variabile da soggetto a soggetto e poco noti sono i fattori che condizionano tale variabilità. In ogni caso, quando la pressione risulta troppo elevata per il paziente in esame, si possono produrre danni irreversibili che portano lentamente ma inesorabilmente alla perdita della vista.

Da qui l'importanza di controlli regolari (tonometria, pachimetria corneale, campo visivo computerizzato , esame OCT della testa del nervo ottico, esame OCT della Camera anteriore con misurazione angolo irido corneale) per poter stabilire se la pressione oculare sia nei limiti, ben controllata o troppo elevata.

Nel caso ci trovassimo di fronte ad una pressione intraoculare superiore ai 22 mm Hg

( tonometria eseguita con metodica ad applanazione) instaurare il trattamento più idoneo che oggi è sempre più personalizzato  (customizzato) per ogni paziente.

Il valore della pressione intraoculare è il risultato dell'equilibrio tra la continua produzione ed il deflusso di un liquido "umore acqueo". In condizioni normali, tanto UMOR ACQUEO si forma e tanto ne viene riassorbito. Nel GLAUCOMA invece esiste un ostacolo, a diversi livelli a seconda del tipo di glaucoma, che impedisce la fuoriuscita dell'umore acqueo cui consegue un innalzamento della pressione intraoculare (IOP). La struttura che soffre maggiormente di un aumento della IOP è la cosiddetta papilla ottica (TESTA del NERVO OTTICO).

La papilla ottica rappresenta il punto in cui le fibre nervose, che sono distribuite sull'intera superficie retinica e che trasportano l'informazione visiva raccolta dai fotorecettori (coni e bastoncelli) , convergono per formare il nervo ottico ed uscire dal bulbo oculare. Nel punto di uscita dal bulbo oculare tali fibre nervose attraversano la lamina cribrosa, una struttura formata da maglie di tessuto connettivale disposte a reticolo che se alterate nella loro architettura possono costituire un elemento di compressione meccanica alla base dell'insorgenza del danno glaucomatoso. La sofferenza e la conseguente atrofia delle fibre nervose retiniche si manifesta clinicamente con evidenti alterazioni morfofunzionali tipiche della malattia glaucomatosa.

La miopia rappresenta per diverse ragioni un importante fattore di rischio per lo sviluppo di un danno glaucomatoso e comporta d'altra parte problemi sia di ordine diagnostico che terapeutico presentando l'occhio miope caratteristiche anatomiche e funzionali peculiari.

Esistono varie forme di miopia e quella più frequentemente chiamata in causa come fattore di rischio per lo sviluppo del glaucoma è tipicamente la cosiddetta "miopia degenerativa o progressiva" e che a differenza degli altri difetti refrattivi è da considerarsi una vera e propria malattia coinvolgendo diverse strutture oculari tra cui la retina il vitreo e la papilla ottica. Nell'occhio miope il bulbo si presenta ingrandito in toto (allungato)con un conseguente assottigliamento della sua parete ed una disorganizzazione delle maglie della lamina cribrosa che risulta quindi molto più sensibile all'azione meccanica deformante esercitata dalla pressione intraoculare anche a valori pressori considerati normali.

Anche l’apparato vascolare di un bulbo oculare così ingrandito risulta gravemente compromesso, come testimoniato dalla presenza pressoché costante di un marcato pallore papillare e di vasti aloni di atrofia retinica che circondano la papilla ottica, minando ulteriormente il già difficile trofismo delle fibre nervose retiniche strozzate dalle maglie deformate della lamina cribrosa.

Numerosi studi clinici hanno dimostrato che la IOP in occhi con miopia elevata presenta valori spesso più elevati rispetto alla media, suggerendo una possibile coesistenza di varie alterazioni del trabecolato, ovvero della struttura situata nella parte anteriore dell'occhio deputata al deflusso dell'umore acqueo.

Insieme a queste alterazioni anatomiche che rendono l'occhio miope particolarmente a rischio di un danno di tipo glaucomatoso, vanno considerate le importanti difficoltà diagnostiche che pone l'insorgenza di un glaucoma in un occhio con tali caratteristiche.

La diagnosi clinica di glaucoma si basa infatti su 3 punti cardine rappresentati dalla misurazione della pressione intraoculare, dall'esame della papilla ottica e dallo studio del campo visivo computerizzato , punti che nell'occhio miope non possono essere tenuti in considerazione. Infatti l'occhio miope è sensibile a valori pressori considerati normalmente come fisiologici, quindi può sviluppare un danno senza che la pressione intraoculare risulti alterata (glaucoma a bassa tensione).

L'esame della testa nervo ottico (papilla ottica) sempre fondamentale in un glaucoma, risulta nell'occhio miope di nessun utilità a causa del sovvertimento dell'anatomia normale legato alla miopia elevata. Anche l'esame del campo visivo computerizzato , indispensabile strumento per l'identificazione di alterazioni della sensibilità retinica conseguenti all'atrofia delle fibre nervose indotta dal glaucoma, risulta di scarso aiuto, essendo spesso presenti aree di alterazione della sensibilità retinica a causa della sofferenza indotta dallo scarso apporto vascolare e dall'assottigliamento retinico dovuti alla miopia.

Risulta pertanto evidente come l'associazione di glaucoma e miopia abbia caratteristiche patogenetiche e cliniche tali da sfuggire alle convenzionali strategie diagnostiche e terapeutiche,  pertanto rivolgiamoci a strutture Universitarie e Centri  di Eccellenza in Oftalmologia gestiti da medici specialisti in oftalmologia, che da sempre si interessano di  Glaucoma.