Per il suo rapporto con «quel grande Spirito di fuoco che io stesso ho ricevuto» conquistò non solo la santità, ma anche un posto nella storia delle gravi affezioni dell'umanità. Da secoli infatti i il suo nome è associato a tutte quelle malattie, che provocano dolore e bruciore intensi.


Sant'Antonio Abate eremita egiziano

In Italia ancora oggi chiamiamo "fuoco di Sant’Antonio" l'Herpes zoster, malattia di origine virale.

Il fuoco di Sant’Antonio è una malattia virale che colpisce la cute  e si localizza lungo le terminazioni nervose. L’agente patogeno e’ lo stesso della Varicella che si prende da bambini.

Il virus della varicella zoster e quello dell’herpes simplex appartengono alla stessa famiglia virale gli Alpha Herpes Virinae, ma nonostante la somiglianza del nome e la parentela non sono lo stesso virus.

Il nome HERPES ZOSTER deriva da due antiche parole greche, "serpente" e "cintura", che perfettamente descrivono questa malattia noiosa, recidivante e dolorosa, come un “serpente di fuoco” che si avvinghia intorno al corpo e che ha spesso strascichi lunghi e invalidanti.

L’HERPES Zoster è caratterizzato da una lesione cutanea dolorosa con piccole e diffuse vescicole in genere in un solo lato del corpo, spesso lungo un metamero, lungo una fascia cutanea.

Il contatto dei nostri bambini con il virus Varicella Zoster aumenta negli adulti l’immunità mediata da cellule, che è in grado di sopprimere l’episodio virale di riacutizzazione o di recidiva di herpes zoster.

Gli adulti di famiglie che vivono con bambini hanno davvero una ridotta incidenza a contrarre o a far recidivare herpes zoster rispetto a famiglie che non hanno figli.

Il virus VZV della varicella zoster ha livello altissimo di infettività (cioè è la capacità degli organismi patogeni e non patogeni di colonizzare un organismo ospite recettivo). L'infettività è la misura con quanta facilità un virus è in grado di dare inizio ad una infezione.

Il virus VZV della varicella zoster ha una prevalenza mondiale (la prevalenza è il rapporto fra il numero di eventi sanitari rilevati in una popolazione in un breve arco temporale e il numero degli individui della popolazione osservati nello stesso periodo).

L'herpes zoster non ha alcuna correlazione con la stagioni del tempo e non da mai epidemie.

Un fattore di rischio importante è l’immuno - deficienza o immuno-depressione. Altri fattori di rischio sono le diete poco equilibrate e lo stress psico-fisico come ad esempio durante gli esami di maturita’ ed universitari, ma anche la sola preoccupazione per una importante novità sul lavoro o addirittura l’ansia per il matrimonio.

La nevralgia post-erpetica e’ segnalata nel venti per cento dei nostri pazienti.

Il virus varicella (VZV) e’ un virus a doppia elica di DNA, come dicevamo prima della stessa famiglia del virus herpes simplex.

L'herpes zoster è una riattivazione di una vecchia infezione latente da VZV, e questo significa che lo zoster può verificarsi solo in pazienti che abbiano già contratto la varicella.

Il nostro sistema immunitario e’ sempre in grado di debellare il virus nella maggior parte del corpo umano, ma l’herpes virus rimane latente nel ganglio dorsale o nel ganglio semilunare di Gasser, alla base del nostro cranio.

Ripetuti attacchi di herpes zoster sono rari, ed è altresi terribilmente raro che i pazienti possano sperimentare più di tre recidive.

Come con la varicella e/o altre forme di herpes, il contatto diretto con una eruzione cutanea attiva può diffondere l'VZV a una persona che non possiede l'immunità al virus.

L'individuo contagiato può quindi sviluppare varicella, ma non sviluppa l'herpes zoster immediatamente.

Fino a quando il RASH  CUTANEO non si sia tramutato in croste,

il paziente e’ estremamente contagioso. 

Un paziente invece  non e' infettivo prima della formazione di vesciche o durante la nevralgia post erpetica.

Trascorsi anni o decenni dopo una infezione da varicella, il virus può uscire dai corpi cellulari nervosi e viaggiare lungo gli assoni causando infezione virale della cute nella regione servita da quel nervo.

Il virus può diffondersi da uno o più gangli lungo i nervi di un segmento interessato e infettare il corrispondente dermatometro, un’area cutanea servita da un nervo spinale, provocando una dolorosa eruzione cutanea (RASH).

La formazione delle caratteristiche vescicole e successivamente di croste è accompagnata da dolore, a volte molto intenso, dovuto al coinvolgimento di quelle strutture del sistema nervoso centrale e periferico che costituiscono il sistema NOCICETTIVO (o della percezione del dolore).

L’ Herpes Zoster di solito si manifesta sul torace o sull'addome, più raramente sul viso dove "predilige" il primo ramo del quinto nervo cranico trigemino.

In quest'ultimo caso, l'eruzione delle vescichette virali può interessare e danneggiare la CORNEA fino ad arrivare alla cecità.

Se la malattia è curata rapidamente con i nuovissimi farmaci anti-virali le vescicole erpetiche regrediscono in tempi più brevi in croste che rapidamente cadono.


herpes zoster oftalmico 

Le manifestazioni cutanee dell'herpes zoster oftalmico rispettano rigorosamente la linea mediana e coinvolgono uno o più rami della branca oftalmica del nervo trigemino.

Il segno di Hutchinson (l'interessamento della punta del naso) è segno clinico predittore di un rapido coinvolgimento oculare. L’interessamento palpebrale nell'herpes zoster oftalmico è molto comune. I pazienti sviluppano spesso una blefarite.

Quando vi è un interessamento congiuntivale, la congiuntiva appare iperemica ed edematosa, e spesso sono evidenti piccole petecchie emorragiche. Spessovi è anche il coinvolgimento della sclera e dell'episclera.

Una cheratite erpetica, cioè un interessamento della cornea durante un herpes zoster oftalmico, può dare una drammatica perdita della vista. La cornea subisce un danno diretto da replicazione virale, così come un danno da reazione antigene-anticorpo e da reazioni da ipersensibilità cellulo-mediata.

Le complicanze corneali le abbiamo in oltre il quaranta per cento dei casi di herpes zoster ophthalmicus.

Le prime lesioni corneali solo la Cheratite puntata epiteliale (lesioni contengono particelle virali e possono risolversi guarendo od evolvere in maniera nefasta verso una cheratite dendritica.

La cheratite puntata epiteliale può presentarsi subito dopo una semplice manifestazione cutanea o rash cutaneo.

La cheratite dendritica si presenta nell’arco di una settimana. Le lesioni dendritiche appaiono come delle placchette rilevate sul piano corneale e sono costituite da cellule epiteliali corneali edematose e rigonfie, che creano immagini arborescenti, con delle ramificazioni dendritiche che ricordano quelle delle foglie e possono avere delle estremità rastremate, contrariamente alle lesioni dendritiche da herpes simplex virus, che tendono ad avere delle estremità terminali a bulbo.

Le lesioni dendritiche si colorano bene con il rosa bengala e la fluoresceina sodica e sono facilmente visualizzabili in corso di esame alla lampada a fessura (SLIT LAMP) con luce di Wood.

Sia la cheratite puntata che la forma dendritica possono dare infiltrati nello stroma corneale.

In circa il trenta per cento dei pazienti con herpes zoster oftalmico durante la seconda settimana di malattia si possono avere i primi segni di un coinvolgimento dello stroma corneale.

La cheratite stromale anteriore o cheratite nummulare (a piccola monetina) è contraddistinta da numerosi infiltrati granulari nello stroma corneale anteriore, al di sotto dello strato epiteliale.

Questi infiltrati nummulari si trovano direttamente al di sotto delle pre-esistenti aree di cheratite epiteliale puntata o dendritica. Gli infiltrati sono verosimilmente secondari ad interazioni antigene-anticorpo. La cheratite stromale anteriore può essere prolungata e ricorrente nel tempo. In questa fase è possibile evidenziare edema corneale spesso associato ad UVEITE ANTERIORE o IRIDO-CICLITE.

La terapia medica deve eseere rapida ed efficace affidandosi a prodotti di ultima generazione.