Recentemente mi e’ capitato di visitare una signora, che aveva recentemente partorito ed allattato.

Durante una visita medica oculistica di screening presentava una riduzione del campo visivo ed un danno alle fibre del nervo ottico in entrambi gli occhi.

Seppure la tonometria eseguita con applanazione secondo Goldman fosse stata sempre normale e la pachimetria corneale avesse valori di oltre 550 micron in ogni occhio, il collega oculista aveva pensato ad una forma di glaucoma cronico semplice a bassa tensione.

Ad una piu’ attenta indagine anamnestica la signora riferiva che dall'eta' di 12 ai 19 anni era stata seguita e trattata per una forma di epilessia (a volte ancor oggi c'e' una certa reticenza a parlare di questa malattia).

Che farmaco era stato utilizzato?

Il Vigabatrin, un prodotto ancora oggi in uso nella cura dell' Epilessia e degli "spasmi infantili".

Il Vigabatrin e' un inibitore dell’enzima GABA-transaminasi e determina l' aumento delle concentrazioni di GABA nel cervello.

Il Vigabatrin è approvato per uso terapeutico in circa 50 paesi e oggi circa 175.000 persone sono in cura con questo farmaco anti - epilettico.
Che vi possano essere dei deficit del campo visivo legati all'uso terapeutico di questo farmaco e' noto sin dal 1997.

L' uso terapeutico del Vigabatrin riduce in maniera irreversibile il campo visivo, e si stima che l’incidenza di questa grave "reazione avversa" possa colpire davvero un buon numero di pazienti trattati.

Il Vigabatrin non solo riduce la visione periferica, ma può causare anche un’alterazione a livello foveale, con un deficit funzionale dei coni: i nostri piu' sensibili recettori a livello retinico e maculare.

Verosimilmente vi e' una tossicità diretta da parte di questo farmaco sul nobile tessuto nervoso. 

Inoltre in pazienti trattati con vigabatrin vi e' una riduzione del flusso ematico e del metabolismo del glucosio, riconosciuto sia a livello cerebrale che a livello oculare.

Si raccomanda dunque che nel visitare questi pazienti di non limitarsi mai ad una semplice valutazione oculistica di controllo, ma di approfondire lo studio con periodici esami del campo visivo, un esame Oct testa nervo ottico e fibre estendendolo a tutti coloro in terapia con farmaci anti-epilettici.

Pur considerando l’importanza della patologia per cui è indicato il Vigabatrin, il danno campimetrico e' considerato solo uno dei possibili “effetti collaterali” del farmaco.

Per di più, dal momento che per noi medici oculisti è intuitivo associare deficit del campo visivo ad altre patologie del nervo ottico, in primo luogo il glaucoma, sarebbe opportuno rammentare che il grado di deficit del campo visivo può essere davvero notevole, con conseguenze gravi per un paziente.

Spesso la maggior parte dei pazienti con difetti del campo visivo e' assolutamente priva di sintomi visivi.

Generalmente riscontriamo una restrizione concentrica del campo visivo in entrambi gli occhi, più marcata a livello nasale che a livello temporale.

Il difetto del Campo visivo e la sofferenza del nervo ottico sono irreversibili anche dopo sospensione del farmaco Vigabatrin.
Gli uomini hanno un rischio maggiore di questo "effetto collaterale" rispetto alle donne.
Tutti i pazienti devono essere sottoposti a consulto oftalmologico con l’esame del campo visivo ed esame OCT testa nervo ottico e fibre prima di iniziare il trattamento con vigabatrin.

Direi che un giusto monitoraggio possa prevedere visite oculistiche di controllo ogni sei mesi con studio del campo visivo computerizzato ed esame oct testa nervo ottico e fibre nervose. 

Se si dovesse osservare una restrizione del campo visivo durante il follow-up semestrale occorre contattare il medico curante del paziente ed il suo medico specialista neurologo affinche' si possa valutare una graduale sospensione del farmaco antiepilettico.

 

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