Grazie a Paolo Re ottico contattologo optometrista a Legnano (Milano) autore di questo articolo in corso di pubblicazione affrontiamo un argomento davvero complesso:

                            "Lenti a Contatto ed Occhio Secco"

L'applicazione di lenti a contatto in presenza di occhio secco, rappresenta una delle situazioni

limite per la buona riuscita dell'applicazione e per la tollerabilità del paziente nell'utilizzo delle

stesse.

 

Non bisogna mai dimenticare che, secondo la scuola contattologica tradizionale, l 'occhio secco

rappresenta una controindicazione tassativa all'uso delle lenti a contatto.

E' anche vero che oggi,l'evoluzione dei materiali,rende possibile comunque in alcuni casi

l'applicazione e l'uso delle lenti.

In ogni caso ci riferiamo a situazioni limite con un uso della lente mai pienamente confortevole.

In situazione estreme, anche patologiche (come nella sindrome di Sjogren), l'utilizzo della lente corneale

è comunque consigliata per evitare lesioni corneali da attrito meccanico tra palpebra e cornea.

In questi casi l'utlizzo di lenti terapeutiche ad alto assorbimento di ossigeno sono consigliabili

ovviamente supportate da lacrime artificiali ad alta viscosità.

Trascurando per il momento queste situazioni limite, in situazioni di bassa lacrimazione e/o di

occhio secco l'esperienza porta all'applicazione di lenti a medio/bassa idratazione con

permeabilità di ossigeno elevata.

In tempi passati, mi capitò in un congresso di contattologia, di aprire una discussione con i relatori

riguardo appunto l'utilizzo di lenti a contatto in situazione di occhio secco.

Loro sostenevano che l'alta idratazione favoriva la tollerabilità in caso di carenza lacrimale. Io ero del parere opposto e infatti oggi si è giunti, attraverso l'esperienza, a sostenere la mia tesi.

Applicando una lente a contatto ad alta idratazione su un occhio a bassa lacrimazione, per un

effetto fisico la lente tende in breve tempo a cedere tutto il liquido in essa presente e così,

disidratandosi, perde anche le caratteristiche geometriche di base modificandola propria dinamica

sull'occhio con conseguenti problemi metabolici per la cornea.

Applicando una lente a bassa idratazione massimo 40/45% anche se si ha una cessione di liquido,

la lente mantiente comunque la sua geometria iniziale e una dinamica ottimale con una

conseguenza positiva sul metabolismo corneale.

Non dimetichiamo che la cornea si rifornisce di ossigeno oltre che dai vasi perilimbari e

dall'atmosfera anche dal film lacrimale presente tra lente e cornea.

Importante di conseguenza anche la permeabilità all'ossigeno che il materiale della lente può

avere, deve essere il più elevato possibile.

Ciò permette un metabolismo e un catabolismo cellulare più corretto.

Altro vantaggio si ha nel non aumentare il calibro dei vasi perilimbari. Una cornea in carenza

di ossigeno cerca ovviamente di richiamarne dalla circolazione capillare pericorneale

aumentando il diametro dei vasi stessi con estreme conseguenze di sconfinamenti e

neoformazioni di vasi nelle regioni corneali periferiche.

Tutto ciò ovviamente è da evitare.

Le lenti semirigide, da un punto di vista teorico sarebbero più consigliate solo per il fatto che

occupano uno spazio minore sulla cornea ma la loro tollerailità in caso di occhio secco sarebbe

estremamente limitata.

Oggi con l'evoluzione dei materiali HYDROGEL si predilige comunque l'applicazione di lenti

morbide.

Per poter avere una applicazione soddisfacente dobbiamo di conseguenza utilizzare lenti a bassa o

medio bassa idratazione, ad alta permeabilità all' ossigeno e utilizzare lacrime artificiali viscose e

possibilmente monodose.

Ovviamente l'uso delle lenti non è consigliabile per molte ore consecutive e senza le necessarie interruzioni.

Buona norma è fare delle pause togliendo le lenti e lasciando l'occhio in una situazione piu' naturale possibile.

Molti trascurano anche l'aspetto riguardante la manutenzione delle stesse lenti, questo è invece

un aspetto fondamentale per migliorare la tollerabilità generale.

Dato che le maggiori e più serie case produttrici si sono concentrate sullo sviluppo dei materali

per lenti ad uso mensile, appare chiaro che la manutenzione è fondamentale.

Dal mio punto di vista l'uso della lente giornaliera monouso non è una scelta ottimale.

Da un profilo teorico apparentemente si, ma dal punto di vista pratico no soprattutto

in presenza di occhio secco.

Non dimentichiamo che ogni volta che applichiamo una lente a contatto nuova,l'occhio la deve

per così dire "riconoscere", attua un processo seppur momentaneo di difesa con anche alterazoni

lacrimali che seppur contenute,in presenza di occhio secco, sono da avitare.

Sostituendo le lenti mensilmente questo meccanismo è minimo e trascurabile.

Importante come dicevo è la manutenzione e la disinfezione delle stesse.

I perossidi al 3% sono i disinfettanti migliori e più naturali che abbiamo a disposizione ma, in caso  

di occhio secco, tendono a rendere la lente un'pò asciutta.

Io li consiglio sempre ma in questi casi l'ideale sono soluzioni uniche a base di acido ialuronico che tendono oltre che a mantenere la lente più idratata a garantire comunque una disinfezione e a non essere troppo aggressivi sull'occhio.

Al limite, l'utilizzo di soluzione salina prima dell'applicazione,permette comunque di

rimuovere anche la soluzione disinfettante, questo procedimento è consigliato nei casi di occhi

particolarmente sensibili.

Qualora la tollerabilità delle lenti sia comunque bassa,il consiglio è quello di valutare anche

la possibilità del trattamento laser per la riduzione delle ametropie.

L'occhio secco rimane comunque per esperienza una situazione limite all'applicazione delle

lenti a contatto.

Bisogna sempre ricordare gli insegnamenti della "vecchia scuola".

Ad un esame di contattologia clinica, ho presentato il mio risultato d'esame in esattamente

10 minuti.

La commissione era incredula, il tempo a disposizione era di 3 ore.

Ho avuto il massimo

dei voti piochè il soggetto affidatomi aveva un Shirmer Test bassissimo e io mi sono rifiutato di

appicare quasiasi tipo di lente.

Questo esempio è significativo,dimostra che in caso di occhio secco meglio evitare, se possibile,

l'applicazione.

 

Il portatore di lenti a contatto spesso trascura molti consigli soprattutto con l'avanzare del tempo,

e questo è un aspetto di cui tenere conto soprattutto in caso di occhi problematici.

Non dimentichiamo che con l'aumentare dell'età il livello lacrimale diminuisce e il numero di

soggetti anche ex portatori di lenti a contatto che incontreranno questo problema è in aumento.

Rimane al contattologo e in primis al medico oculista fare una valutazione sia attraverso test sulla

quantità lacrimale come lo Schirmer Test che test come il Break up Time detto BUT che fornisce

informazioni sulla qualità della lacrima stessa ovvero determina i tempi di evaporazione de film

lacrimale.

Un basso livello lacrimale e un BUT basso rendono veramente arduo il porto confortevole delle

lenti.

In questi casi meglio evitare qualsiasi applicazione.

Riassumendo occhio secco e lenti a contatto non sono situazioni compatibili anche se oggi in

alcuni casi si può avere una applicazione soddisfacente solo però rispettando determinate norme

sia per quanto riguarda la tipologia di lente a contatto, che istruendo il portatore riguardo i

comportamenti da attuare e rispettare.

 

 ulteriori informazioni

http://www.reottica.it

 il dottor Luigi Marino non ha alcun interesse commerciale con Ottica RE, stima da tempo immemorabile Paolo RE, da quando questo ragazzo ha fatto il servizio di Leva obbligatorio quale ASA in Ospedale Militare.