Recentemente medici oculisti e i ricercatori cinesi hanno scoperto un nuovo tipo di protesi retinica, che si basa sulle nanotecnologie e che ripristina la risposta dei fotorecettori retinici alla luce.

A differenza di altre protesi oggi in commercio che si inseriscono nello spazio sotto-retinico, questi nuovi dispositivi, una vera e propria rete di "nanofili" multicolori e con delle suggestive chiazze dorate, sostituisce i fotoricettori retinici danneggiati e si interfaccia direttamente con i neuroni, evitando così la necessità di hardware elettronico aggiuntivo esterno.

Se i successi ottenuti oggi sui topini daranno i risultati sperati anche sugli esseri umani, questo dispositivo ( di "nanofili") potrebbe potenzialmente aiutare le persone con malattie degenerative degli occhi, come la retinite pigmentosa o la degenerazione maculare miopica o legata all'età (AMD)

Questo tipo di approccio innovativo potrebbe anche rivelarsi utillissimo per migliorare la visione dopo traumi oculari o bulbari o dopo un distacco di retina.

La protesi retinica oggi esistente, l'Argus II (Second Sight), si basa sugli degli occhiali collegati una videocamera per trasmettere informazioni a un chip impiantato sotto la retina.

Un altro dispositivo, Retina Implant Alpha AMS (Retina Implant AG) simula i fotoricettori ponendosi sotto la retina, ma richiede una grossa batteria esterna. Lo scorso anno, altri ricercatori hanno realizzato una protesi che si impiantava in maniera totale , costruita con polimeri fotosensibili, ma non era affatto chiaro quanto bene questo dispositivo si interfacciasse davvero con la retina.

Questa nuova protesi basata su di una rete di nanofili è stata testata in alcuni Topini affetti da un tipo di cecità degenerativa,.

i ricercatori hanno pubblicato il loro lavoro recentemente, il 9 marzo 2018, nel numero di Nature Communications.

Questo tipo di fotorecettori artificiali che costituiscono la rete di nanofili rispondono alla luce verde, blu e ultravioletta con la risoluzione "impressionante" di 50 micron (Eye and Ear Infirmary dell'Università dell'Illinois Chicago).

 

Sostituire i fotorecettori malati o degenerati con quelli artificiali che possano utilizzare e fondersi con la rete elettrica naturale inerente della Retina.

Gli scienziati ed i medici oculisti cinesi sono riusciti a realizzare fotoricettori di nanoparticelle che è in grado di trasmettere segnali alle cellule gangliari nei topolini ciechi, che finalmente hanno risposte corticali allo stimolo luminoso.

(noi vediamo con il cervello).

Fig. 1

a) Posizione dell'impianto;
b) strati retinici con la posizione della corretta della "rete di nanofili impiantati " (NW).

 

Probabilmente saranno necessari ancora molti anni di lavoro, per capire 

quando questo nuovissimo dispositivo funzionerà anche negli occhi di esseri umani e se davvero possa sostituire i fotorecettori danneggiati da malattie degenerative retiniche o traumi bulbari e oculari.

Sogno davvero che questa nuova protesi di nanofili costituisca non solo un trionfo ingegneristico ma che sia davvero in breve tempo di grado di sostituire v i fotorecettori retinici malati o degenerati nei nostri pazienti "umani" ciechi.