Ho fatto un giro su internet, googolando come parole chiave “vitamina C” e “cancro”.

Ho trovato decine di siti, di aspetto professionale e autorevole, ricchi di link di rimando, che davano per sicuramente efficace il trattamento con megadosi di vitamina C; peccato che già oltre 30 anni fa questo trattamento si era già dimostrato inutile (c’è tutta una serie di ricerche scientifiche serie che lo provano).

Chi mastica un po’ di medicina, anche se non è specializzato in oncologia, si rende conto che si tratta di teorizzazioni senza capo né coda, che di scientifico non hanno niente. In uno di questi siti ho letto una definizione agghiacciante del paziente oncologico: “portatore di cancro”.

La teoria di questi signori, e di tutti quelli che propugnano cure “dolci”, non aggressive, naturali, sicure, dall’aloe vera al bicarbonato, ai clisteri di caffè (che provocano ulcerazioni del retto), alla vitamina A (tossica ad alte dosi), è la seguente: chi ha il cancro (indicato e trattato come se fosse un’unica malattia, e questa è la prima falsità) non deve rivolgersi alla medicina ufficiale, perché al soldo delle multinazionali del farmaco, che vogliono vendere i loro costosi prodotti, che sono anche tossici, mentre esistono terapie a base di sostanze poco costose e facilmente reperibili, come the verde, bicarbonato, vitamine e altre piacevolezze, che curano molto meglio e in modo indolore.

Corollario di tutto ciò è il Grande Complotto: i medici, anzi, la classe medica, sanno e tacciono, oppure sono dei poveri deficienti inconsapevoli che non vedono oltre il loro naso.

Questi ciarlatani, che si fregiano di titoli accademici improbabili, ma che purtroppo a volte sono anche laureati in medicina, assicurano la guarigione, a meno che (ecco il trucco!) non sia troppo tardi: “Me l’avete portato troppo tardi, se no l’avrei salvato”. Una vera cattiveria, oltre che una menzogna, che aggiunge sensi di colpa ai familiari già provati dalla malattia e dalla perdita del congiunto.

In realtà l’oncologia, sia medica che chirurgica, continua a progredire: quando studiavo all’università la mortalità per melanoma (un tumore della pelle) era molto elevata, ora le statistiche si sono ribaltate e la probabilità di sopravvivenza è alta. Per non parlare della terapia del tumore al seno, che comportava interventi mutilanti e cure pesanti, mentre oggi, grazie alla prevenzione e ai miglioramenti delle cure, le donne se la cavano quasi sempre, e con un disagio molto minore.

Tante leucemie infantili guariscono senza residui, e anche la famigerata “chemio” è sempre più personalizzata, mentre gli effetti collaterali come la nausea vengono prevenuti con appositi trattamenti.

L’oncologo, nell’esaminare il paziente, valuta tanti parametri: sede del tumore, dimensioni, tipo cellulare, velocità di replicazione delle cellule, presenza e sede di eventuali metastasi, nei linfonodi o in altri organi, condizioni generali e presenza di altre patologie. Una volta raccolti questi dati sa parecchio, ma tiene conto anche del fatto che ogni persona è unica e ha un suo modo di reagire alla malattia e alle terapie; i protocolli sono fondamentali, ma vanno poi “ritagliati” sul paziente. Anche il modo di porsi col paziente e coi familiari è importante, come il modo di comunicare le informazioni, e pure in questo campo i progressi sono stati tanti.

A fronte di questo approccio serio, costoso per la comunità, faticoso per il medico e stressante per il paziente e i familiari (le attese per gli esiti degli esami, ad esempio), i ciarlatani fanno presto: hai il cancro, questa è la cura, ti posso guarire sicuramente, vedi quante persone ho salvato?

Spesso l’effetto placebo (che, anche se scatenato dalla suggestione, è un vero effetto farmacologico) fa effettivamente migliorare il paziente in un primo tempo, e se poi c’è il crollo, il ciarlatano ha sempre una spiegazione che lo assolve.

Purtroppo in alcuni casi le persone sospendono le terapie e si affidano a questi rimedi.

Naturalmente la colpa non è di internet, i ciarlatani ci sono sempre stati.

La rete, migliorando i contatti tra i vari istituti di ricerca, rendendo istantaneo lo scambio di informazioni e di statistiche in tutto il mondo, ha enormemente favorito la ricerca scientifica, compresa quella contro i tumori.

Però la libertà della rete fa sì che chiunque possa inserire le teorie più fantasiose e chi è fragile e angosciato rischia di essere vittima di persone in malafede o mentalmente disturbate, con gravi danni per se stesso e per i propri cari.