Nel recensire l'ultimo libro di Sandro Spinsanti mi prendo volentieri il rischio di incorrere in un "conflitto di interessi":

1) Il tema della narrazione in Medicina mi è particolarmente caro soprattutto in era digitale

http://www.senosalvo.com/ragazzefuoridiseno/narrare_la_malattia_curarsi_con_blog_fuori_di_seno.htm

http://www.medicitalia.it/news/senologia/5533-medicina-narrativa-blogterapia.html

2) Ho conosciuto Sandro Spinsanti agli inizi degli anni ’80 nel corso di alcune attività divulgative dell’Associazione Attivecomeprima di Milano. Allora non si parlava di Medicina Narrativa, ma proprio a Sandro Spinsanti avevo proposto di scrivere insieme quello che sarebbe stato uno dei primi documenti di Medicina Narrativa in Italia. (*)

il carcinoma mammario

 http://www.medicitalia.it/libri/oncologia-medica/118-carcinoma-mammario-parte-paziente.html

Purtroppo non se ne fece nulla, nel senso che fui costretto a farmi affiancare da una brava psicologa, perché l’Editore mi aveva fatto tanta pressione per anticipare la stampa del volume da presentare al Convegno Carcinoma Mammario dalla Parte della Paziente, da me organizzato a Milano  nell’Ospedale in cui ero allora Primario di Chirurgia Generale e che ebbe un incredibile successo. Presentato da Umberto Veronesi (nella foto con in mano il libro. Siamo nel 1989).

Ebbe come protagonista per la prima volta in Italia Ada Burrone, la paziente che rivendicava di avere pari voce con i chirurghi che l’avevano operata. Il Convegno ebbe un successo incredibile con decine di medici rimasti fuori dalla grande sala, che già ne ospitava a centinaia. Ricordo bene che io, giovane chirurgo ma anche organizzatore, guardando preoccupato Veronesi per la ressa, ebbi una inaspettata risposta che mi lasciò senza parole: “Salvo e….. non sei contento ? E se invece l’aula fosse rimasta vuota?”

                                   

 

Allora (io abitavo a Milano, e Spinsanti a Roma) non esisteva Internet e gli scambi cartacei ostacolavano la realizzazione di progetti editoriali in tempi brevi. Lo scrivo per dare atto a Sandro Spinsanti riguardo al suo ruolo tra i pionieri in Italia della narrazione in medicina, tant'è che nello stesso Convegno fu relatore di una relazione dal titolo " Gli ideali etici nella professione del medico, ieri e oggi "

Parliamo del suo libro...

La medicina narrativa

Un consiglio al lettore: prima di aprire il libro di Sandro Spinsanti: La medicina vestita di narrazione (Ed. Il Pensiero Scientifico, Roma 2016, appena pubblicato), soffermati un attimo sulla copertina. Riconosci di sentirti spaesato: hai sempre pensato, giustamente, che la buona cura uscisse da ospedali efficienti e organizzati, da ambulatori medici gestiti da professionisti premurosi. L’immagine di copertina ti suggerisce invece la sartoria, con un manichino che evoca abiti su misura. Siamo fuori strada? No: se hai pazienza – e l’indubbio piacere – di scorrere il libro, ti convincerai che la metafora sartoriale è proprio calzante per descrivere la buona medicina che vorresti. Perché la cura giusta non è quella uguale per tutti: affinché calzi a pennello, ti deve essere tagliata e cucita addosso, come un vestito di alta sartoria. Il che vuol dire, semplicemente, che se il medico non parla con il malato, se non ascolta la sua storia, se non raccoglie desideri e preferenze, non può far altro che offrire un trattamento standard. Come un abito, appunto, da grandi magazzini. Quindi medicina sartoriale e medicina narrativa sono praticamente sinonimi. La pratica medica ha introdotto in poco tempo dei grandi cambiamenti rispetto al modello di rapporto terapeutico che ha prevalso per secoli.

Questo non prevedeva che il medico comunicasse al malato diagnosi e prognosi; e tanto meno che indagasse che cosa era prioritario per la persona malata, in modo da decidere il percorso di cura con lui/lei. Il buon medico prendeva le decisioni per il malato, magari condividendole, alle sue spalle, con i famigliari. Il modello dell’informazione obbligatoria e del consenso esplicito a qualsiasi trattamento ha modificato questa prassi (che a ragione viene qualificata come “paternalistica”, perché il medico si comportava con il malato come un buon padre o madre si relaziona con un bambino piccolo, non in grado di comprendere e di esprimere il proprio interesse). La medicina narrativa fa procedere oltre, correggendo al tempo stesso le deformazioni a cui il consenso informato è esposto. E’ esperienza di tanti, richiesti di porre la firma sotto un modulo, di una deriva burocratica assunta da questa procedura.

La medicina narrativa fa cadere l’accento non tanto sulle informazioni che il medico deve dare, quanto piuttosto su quelle che è tenuto a raccogliere dalla persona malata, per poter procedere a una decisione congiunta. Spinsanti la chiama “conversazione”. Ecco, un’altra immagine spiazzante. Non si tratta di immaginare quattro chiacchiere in uno scompartimento ferroviario o di fronte a una tazza di the. La conversazione è un atto di civiltà. Presuppone rispetto e considerazione dell’altro, prenderlo sul serio e riconoscergli di avere cose rilevanti da dire. Anche se, nell’ambito della cura, l’altro è malato, magari alle prese con una seria minaccia alla sua stessa vita. La narrazione è il legame tra questi due soggetti: il professionista che cura e il malato che accetta di entrare con lui in un rapporto responsabile. Un sogno? No, una realtà realizzabile; e realizzata dai migliori tra i medici e da quei cittadini che decidono di diventare soggetti partecipi di un processo di cura. Non da ultimo, il libro di Spinsanti offre una scelta tra i migliori progetti di medicina narrativa realizzati in Italia: giusto per documentare che non siamo di fronte a utopie, ma a quanto impegno e buona volontà rendono possibile già oggi.

 

(*) Il mio libro, che può essere considerato il primo documento in Italia di Medicina Narrativa in oncologia sul tumore del seno, non nacque ovviamente dalla intuizione di una notte ma lo si può considerare frutto di una rivoluzione culturale, che come vedremo, si delineava in quegli anni a Milano presso l’Istituto dei Tumori, dove c’era la prima sede di Attivecomprima, fondata nel 1973. Il mio primo incontro con l'associazione risale al 1976.

Doverosamente devo citare anche le esperienze (da me riportate nel libro con i ringraziamenti) dell’Associazione “Donne Come Prima” di Firenze che lo stesso anno pubblicava il volume “Donna e salute”. “Donne Come Prima “ è una associazione nata nel 1986.

 

http://www.medicitalia.it/minforma/senologia/79-dottore-spogli.htm