In un periodo storico dove bisogna bilanciare i costi e i benefici della spesa sanitaria, mi sembra opportuno sottolineare le raccomandazioni di utilizzo della diagnostica strumentale in tema di ernia discale.

PUNTO 1

Per la  possibilità che un’ernia   sintomatica può regredire nel giro di 4 o 6 settimane, ci  viene consigliato di aspettare almeno questo periodo (fatto salvo i casi di urgenza) prima di effettuare esami diagnostici come TC o RM che vanno eseguiti nel caso di sospetta malattia sistemica e sospetta sindrome di cauda equina

PUNTO 2

Trascorse le 4-6 settimane e laddove la sintomatologia non è regredita e/o si presentano sintomi di aggravamento con sospetta compressione radicolare tali da far orientare addirittura per un intervento chirurgico ecco che la TC e la RM sono raccomandate.

PUNTO 3

La RDX della colonna vertebrale non è indicata per stabilire una patologia radicolare salvo in quei casi ove si sospetta una frattura o un crollo vertebrale

PUNTO 4

La RDX invece può essere uno strumento di completamento diagnostico per una corretta pianificazione dell’intervento chirurgico

PUNTO 5

L’esame EMG (elettromiografico), NG (neurografico) e dei PESS (potenziali evocati somato sensoriali) non sono stati sufficientemente validati per essere raccomandati nello studio e diagnosi di un’ ernia discale se non in casi particolari specificamente indicati dallo specialista

PUNTO 6

Va comunque segnalato che talvolta vi è il riscontro iconografico di protusioni discali asintomatiche che non hanno corrispondenza con il riscontro clinico

 

Per finire vale la pena ricordare alcuni test clinici utili per ottenere buone informazioni per giungere alla diagnosi di ernia discale:

1. la “MANOVRA DI WASSERMAN” eseguita a paziente prono e con il ginocchio in massima flessione e la mano del medico in fossa poplitea,  è spesso positiva quando sono irritate le radici di L2-L3 e L4

2. la “MANOVRA DI LASE’GUE”  effettuata a paziente supino sollevando passivamente l’arto inferiore sintomatico a ginocchio esteso è in genere positiva per la radice di L5 e S1

3. il “SITTING KNEE EXTENSION TEST” si effettua a paziente seduto e ginocchio flesso a 90° ed estendendo lentamente il ginocchio (corrisponde un po’ al Lasègue)

4. il “TEST DEL CALZINO” effettuato a paziente seduto, consiste nel far piegare il paziente con le mani come se volesse indossare un calzino e verificare fin dove riesce ad arrivare (3° coscia, ginocchio, 3° gamba, collo piede, piede)

5. la “DEBOLEZZA DELL’ESTESIONE PLANTARE DELLA CAVIGLIA” effettuato invitando il paziente a sollevarsi sulle punte dei piedi

6. lo “SLUMP TEST”

7. la “FLESSIONE ANTERIORE DEL TORACE”  invitando il paziente a piegarsi a gambe dritte e cercando di toccare il suolo con le mani 

            E’ chiaro che questo breve escursus non ha assolutamente e non vuole essere una linea di condotta per chi si occupa di patologia discale ma vuole essere soltanto un promemoria per una migliore gestione del paziente con tale patologia.

Dr. Luigi Grosso