Il CONSENSO INFORMATO rappresenta una  tappa fondamentale nel processo comunicativo con il malato, poiché attraverso di esso viene stabilita una sorta di “ALLEANZA” terapeutica. Insieme si vince. In tal modo viene anche rispettato un principio inviolabile secondo il quale “nulla che mi riguarda deve accadere senza che io ne sia consapevole e consenziente”.

Ogni persona porta con sé il proprio essere uomo, la propria vita, tutto quanto è stato vissuto fino a quel preciso momento. Non si può annullare tutto questo nel momento in cui tale individuo è preso da uno stato di malattia.

Rendere cosciente il malato del proprio vissuto-patologico è un dovere ineluttabile tanto quanto quello di renderlo altrettanto consapevole di tutto ciò che si ritiene necessario per portarlo fuori dallo stato di malattia.

Oltre questo io ritengo che bisogna allargare il principio su esposto tenendo da conto un altro concetto importante e cioè che la condivisione di  malattia – il sapere che non si è soli a soffrire di quel male – porta conforto al paziente. Un po’ il concetto: “L’unione fa la forza”. Chiarisco dicendo che non vale il pensiero che sto meglio o peggio  di un’ altro ma l’dea che la condivisione porta al donarsi agli altri offrendosi reciprocamente conforto e sostegno in modo tale da non sentirsi sconfitti ed inutili.

Ma ritorniamo al consenso informato. Questo rappresenta il raggiungimento di un rapporto di fiducia tra il medico e il paziente. Ciò dipende anche da una corretta e chiara informazione. Il conoscere bene la propria malattia e tutto quanto può essere utile alla sua “eliminazione” mette in una condizione di alleanza  il medico e il paziente.

Insieme si vince. Il consenso informato è molto di più, non è soltanto l’approvazione da parte del paziente ad esercitare tutto quanto stabilito, ma l’espressione di una chiara volontà del paziente – perfettamente informato - ad acconsentire che il medico possa effettuare uno specifico trattamento indirizzato a migliorare e risolvere lo stato di malattia.

Al paziente si deve garantire la facoltà di esprimere liberamente il proprio pensiero senza indugi e/o perplessità in merito alla scelta di un piano terapeutico.
 

Queste  sono le situazioni in cui il paziente deve esprimere il proprio consenso:

  1. Procedure diagnostiche
  2. Procedure terapeutiche in genere
  3. Atti chirurgici
  4. Trattamenti oncologici
  5. Prestazioni che richiedono il mezzo di contrasto
  6. RMN
  7. Test da HIV
  8. Prelievi di tessuti e/o organi per esami cito-istologiche
  9. Terapie mediche fuori le indicazioni del ministero
  10. Trattamenti ad elevata possibilità di reazioni avverse
  11. (ecc.)

La deontologia medica detta criteri precisi a tal proposito: “Il medico deve fornire al paziente la più idonea informazione sulla diagnosi, sulla prognosi, sulle prospettive e le eventuali alternative diagnostico-terapeutiche e sulle prevedibili conseguenze delle scelte operate”.

La richiesta del consenso informato al paziente deve essere fatta esclusivamente a lui, cioè solo il paziente deve essere informato di tutto quanto.

Solo nel caso che lui lo desideri, può essere estesa ad altri. Scopo di quanto appena detto è quello di tutelare il paziente da “interferenze” esterne che potrebbero influenzare la risposta e deviare il piano diagnostico-terapeutico.

La firma sul documento rappresenta una sorta di presa di possesso intellettivo di quanto reciprocamente stabilito e condiviso con il medico. Per cui diventa improponibile una eventuale contestazione futura.

Esistono dei casi in cui il consenso informato può essere chiesto a familiari, sono questi i casi di imminente pericolo di vita con stato di incoscienza e/o semincoscienza del paziente.
 

Per concludere vorrei dare rilievo ad alcuni concetti:

  1. il malato è un uomo con un vissuto specifico
  2. la malattia è la sintesi di questo vissuto
  3. la debolezza psicologica dello stato di malattia va vinta con la condivisione
  4. bisogna stabilire una “alleanza terapeutica” tra medico e  paziente
  5. il paziente deve essere perfettamente consapevole del suo stato di malattia
  6. il paziente deve essere opportunamente informato sul trattamento
  7. bisogna stabilire un efficace  rapporto di fiducia tra medico e paziente

Con questi concetti io credo che il futuro potrà riservarci soltanto una qualità di vita migliore poiché si stabilisce un criterio nuovo di rapporto del malato con il mondo della sanità, rafforzando l’alleanza tra il medico e il paziente. In questo modo il paziente vedrà nel medico un “amico”, un “compagno”, un “alleato” ed il medico vedrà nel malato un “amico”, un “compagno”, un “alleato”.