In un recente lavoro del 2014,  Nicholas G.H. Mohtadi  ha riportato  uno studio clinico su pazienti affetti da instabilità di spalla ed operati con tecnica artroscopica o artrotomica. Tale lavoro, pubblicato su The Journal of Bone and Joint Surgery”, riporta i risultati dell’indagine ed ha come endpoint la qualità della vita a due anni rispetto alle due tecniche chirurgiche.

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La riparazione chirurgica di instabilità di spalla può essere attuata per via:

1. Artroscopica

In questo caso si utilizza una strumentazione chirurgica adeguata, che prevede l’utilizzo di fibre ottiche, con una ridottissima incisione cutanea. La via artroscopica offre molti vantaggi:  tempi operatori brevi, ridotta perdita di sangue, minima cicatrice cutanea, ridotto dolore post operatorio, migliore conservazione dei tessuti. 

2. Artrotomica

E’  una tecnica tradizionale che prevede un’ampia incisione cutanea al fine di ottenere un’esposizione ampia del piano chirurgico. La via artrotomica viene scelta dal chirurgo dopo precise valutazioni. In generale si può affermare che questa tecnica è maggiormente indicata per pazienti con rilevanti problemi capsulari, lassità capsulare, lesione “bony Bankart”, sofferenti di artrite gleno-omerale, associata a lesione della cuffia dei rotatori o in presenza di una proprietà scadente dei tessuti.

La scelta di quale tecnica chirurgica da utilizzare è subordinata a:

  • Età del paziente
  • Numero di lussazioni
  • Sintomatologia dolorosa
  • Impedimento nell’attività di lavoro o sportiva
  • Tipologia della lussazione e lesioni correlate

ma resta sempre oggetto di controversie legate principalmente alla scuola di pensiero. La tendenza degli ultimi anni è che sia personalizzata per quel paziente. 

L’articolo offre un prezioso spunto di riflessione riguardo alla scelta di quale tecnica utilizzare. Infatti, nonostante gli sviluppi tecnologici che hanno consentito di avere una strumentazione sempre più all’avanguardia per entrambe le tecniche, molta controversia c’è ancora sui risultati della stabilizzazione della spalla effettuata per via artroscopica o artrotomica.

Lo studio è stato effettuato rispettando tali parametri:

  1. arto colpito senza vincoli se dominante o non dominante.
  2. intervento eseguito dopo un lasso di tempo dall’infortunio di circa 75 mesi.
  3. età media  tra i 20 e i 36 anni
  4. maschi e femmine. 

Lo studio conclude riportando punteggi WOSI (WOSI è uno strumento progettato per l'auto-valutazione della funzionalità della spalla per pazienti con instabilità) leggermente migliori per la tecnica artroscopica ma non significativamente più alti rispetto alla tecnica artrotomica; il ROM (range of motion)  tra le due procedure è stato analogo tra i gruppi ma il gruppo con riparazione artroscopica ha mostrato una ridotta rotazione verso l'esterno della spalla. Una dato su cui riflettere è che nei due gruppi, non è stata evidenziata nessuna differenza della qualità della vita tra i pazienti.

Altri dati che emergono da questo studio sono:

  1. rischio di maggiori complicanze per gli interventio chirurgici effettuati a cielo aperto ma tutte completamente risolte;
  2. si raccomanda la riparazione a cielo aperto per ridurre l'instabilità recidivante in pazienti maschi più giovani (25 anni di età) con una lesione Hills-Sachs

 

Fonte:

Nicholas G.H. Mohtadi, MD, MSc,FRCSC, et al.: “A Randomized Clinical Trial Comparing Open and Arthroscopic Stabilization for Recurrent Traumatic Anterior Shoulder Instability”. In The Journal of Bone and Joint Surgery. March 5, 2014. Vol.96A. No.5.Pp. 353-360.