Pubblico qui, con qualche adattamento per renderlo idoneo al blog, il testo di un mio recente consulto on-line.

E' normale, e capita di frequente nella mia pratica clinica, che il paziente entri nel mio studio accompagnato da un parente, e si capisce immediatamente che il paziente è venuto da me solo perché "trascinato" dal parente.

In genere funziona così: il parente vuole operare, il paziente no.

E questo, indipendentemente dal fatto che ci sia una indicazione chirurgica!

Al termine del consulto, emerge un vincitore ed un vinto: uno dei due gioisce per avere avuto ragione e dà di gomito all'altro: "te l'avevo detto! Adesso finirai di brontolare ogni volta che te lo dico! Il dottore dà ragione a ME".

 

Naturalmente, in questi casi, non c'è una ragione o un torto.

Non c'è un vincitore, in quanto non c'è nessuna gara.

 

E soprattutto, se proprio bisogna trovare una ragione, di solito ha ragione il paziente.

 

Mi spiego meglio: se uno non vuole farsi operare, significa -in genere- che non soffre così tanto, e quindi -per così poco- non val la pena assumersi il rischio e sopportare il disagio di un grosso intervento chirurgico.

 

E' anche vero, però, che non sempre è così. Capita infatti che alcuni pazienti, per la paura dell'intervento, cerchino di sopportare i dolori e "tirare avanti".

E così, il nipote premuroso, preoccupato per la coxartrosi della nonna, la convince a venire dall'ortopedico -"va bene, ci vengo, ma tanto non mi faccio operare!".

In questi casi è importante una corretta informazione: è bene che la nonna sappia esattamente in cosa consiste l'intervento e la successiva convalesecenza; ed è importante che sappia cosa comporta la decisione di non farsi operare. Dato che la coxartrosi è una patologia degenerativa di cui non c'è la cura, può solo peggiorare: capita spesso che pazienti che a 70-72 anni, in discreto stato di salute generale, decidano di non farsi operare per paura dell'intervento, e tornino da me a 80 anni suonati, magari con qualche acciacco di salute in più, e mi dicano: "dottore, mi operi, non ce la faccio più".

Inutile dire che in qualche caso non è possibile procedere all'intervento a causa dell'età avanzata e delle patologie concomitanti.

 

Inoltre il dolore all'anca provoca la riduzione della mobilità del paziente, che inizia a uscire di casa sempre meno spesso: questo non fa altro che peggiorare la salute generale del paziente (oltre che quella mentale).

 

La cosa migliore sarebbe che la nonna conoscesse qualche persona operata all'anca: di solito la soddisfazione di questi pazienti fa venire voglia di farsi operare (quasi tutti dicono "se avessi saputo che sarei stato così bene, avrei fatto l'intervento 10 anni fa!").

 

Per concludere: la nonna ha il diritto di essere informata, il nipote ha il dovere di informare imparzialmente, senza l'insistenza dettata dalla convinzione personale, e le deve spiegare perché sia importante sentire il consiglio di uno specialista.

 

Dopodiché, se la nonna ancora non vorrà farsi operare, significa che ha ragione lei.

La sua scelta va rispettata.